Una come te 

1 Lug

Una come te mi siede a fianco, e fa sparire il resto del mondo, eravamo in mezzo alla gente, siamo rimasti soli. Ritmo, chiedevano i tuoi occhi. 

Una come te, poi mi cerca nelle luci di un parcheggio, come ci conoscessimo da anni, nascosti dietro a un albero, clandestini d’estate, di fame, di curiosità.

Una come te, quando mi bacia mi mangia, dimenticandosi di assaggiarmi, mica per la fretta ma per la certezza di aver già intuito il sapore.

Una come te ha paura di aver sbagliato, si spaventa di sbagliare, si dispiace di non farlo, di sbagliare, quando sono sbagli di vino e risate.

Una come te adora farsi guardare, se sono occhi che scavano tra la pelle e l’anima. Adora farli fermare sulla pelle, diavolo siamo seri, sono centimetri di perfezione. Adora ritrovarseli nell’anima. Si spaventa, ma lo adora.

Una come te si spoglia veloce, lasciami sentire il rumore che fa il cuore quando corre, dietro ai pensieri. Lacci rossi su caviglie dolci, guardami mentre ti spoglio. 

Una come te, tiene un uomo dentro, solo spingendolo con un piede. Lo accompagna con la gamba, lo invita con le mani, lo accoglie con il collo. Ma per tenerlo, solo un piede.

Una come te adora sentire fino in fondo la notte che corre veloce, il ritmo, i respiri, e le mani. Le ricorda, questa corsa di nudi e penombra, qualcosa per cui valga la pena, vivere, respirare, mentire, godere, ridere.

Una come te lo chiede con la voce, con la bocca, con le labbra, con i denti.

Una come te, aspetta di abbandonarsi, fino alla fine, ma poi cade, appoggia la testa, e respira finalmente con calma. È così raro, l’abbandono, che non pesa, nel silenzio. 

Una come te vuole fare la guerra per trovare la pace, vuole silenzio, risposte, mare e promesse.

Una come te, ci vuole un bacio per perdersi e un collo per ritrovarsi in quel profumo. 

Una come te, fidati, è rara cosa. 

I figli del week end 

29 Mag

Conosco la strada per tornare da te,

piove e sono senza ombrello.

Cammino non so per dove,

è il vantaggio della domenica.

Conosco le strade che vorrei per te,

portano a una delicata felicità,

che come i fiori,

la pioggia nutre o distrugge.

Nuda e annoiata,

pensa a me.

Senza il tuo sguardo che mi copre,

senza il tuo pensarmi,

sono figlio di questa città,

bravissima a inscenare novembre anche a maggio.

Io e te di strada ne faremo.

Me lo ricorda un messaggio,

che mi dice basta, basta te.

Era una delle ridicole regole che abbiamo rotto,

come le mani di due bambini che rompono orologi antichi,

le regole servono a dar ragione alle paure,

non ci sono servite.

Conosco poco, della perfezione,

vivo in una distruzione disordinata,

nella quale ti muovi delicata, 

spostando cose rotte, ricordi ammaccati,

per starmi vicino.

Conosco poco della perfezione,

ho paura della sua felicità,

ma so che tu,

a volte,

assomigli decisamente alla perfezione

di un momento.

La mia perfezione è fatta di piccole cose,

camminare sotto la pioggia,

ascoltare la radio,

abbandonare i vestiti ai piedi di un divano,

sicuro non è un giovedì, la mia perfezione.

Alla sera, fumando appoggiato alla macchina,

nella mia perfezione ci sei tu,

che mi guardi come un bimbo guarda un acquario.

Ridicole, le regole che abbiamo rotto, assomigliano alle tue scarpe, sembravano indispensabili per andare avanti, ho sentito il cuore fermarsi a vedertele togliere, aprendo le gambe alla mia fame.

Piove, in questo week end, sono sempre più difficili, i week end.

Provo a smetter di pensare,

sento gli applausi del pubblico pagante,

rivedo i tuoi sorrisi nelle penombre che abbiamo attraversato spogliandoci in stanze anonime, in notti uniche, per poi finire a iniziare la perfezione, chiusi in una macchina, dai vetri appannati, con i sedili sudati.

Conosco la strada, la faccio a mente,

adoro sapere dove poterti trovare 

Le cose nascoste

9 Mag

Immagino la vita come mia regina,

sento la forza delle sue decisioni, più di prima,

oggi non vado via,

oggi non spero sia.

 

Immagino che la regina mi nasconda ancora delle cose,

il silenzio come violenza,

il rubare un sorriso resta l’essenza,

di tutto mi spaventa la tua latitanza,

dalla mia esistenza.

Si va in scena senza conoscere il copione,

mia regina che paura che fai,

a volte senza saperlo mi ritrovo seduto ad aspettare,

pregando che possa passare.

 

Tu

4 Gen

Ho bisogno di prenderti i fianchi

baciandoti il collo, mentre con la mano sinistra 

slaccio piano i bottoni.

Ho bisogno di spingere, contro di te

il mio desiderio, mentre con la mano sinistra

accarezzo il tuo.

Di farti sedere, restare fermo,

guardare mentre mi spogli,

sentire la tua lingua,

immaginare di finire tutto,

e mentre sento che davvero tutto sta finendo,

buttarti indietro sul letto.

Aprirti le gambe docili,

mordendo le cosce,

leccando il ventre,

solo al ritmo dei tuoi respiri.

Girarti, con forza, prendendo i tuoi capelli,

mordendoti il culo

mentre con le dita 

gioco fino alla fine.

Poi entrare in te,

sentirti morire,

mordendoti un orecchio,

nel quale sussurro,

che in fondo,

non sei mai stata puttana,

ma oggi,

per me,

sei la mia puttana.

Spostarti, guardandoti,

venendo sulla tua pancia.

Ho bisogno di questo,

trova tu il tempo,

lo voglio adesso.

Solo da te

Tre baci

27 Dic

Ho conosciuto una donna, una volta. 

Di lei dicono che sia bellissima.

Lo posso confermare. 

Posso anche dirvi che la perfezione, 

quando esce la sera,

si veste come lei. 

Per assomigliarle. 

Questa donna, ha un nome lungo da regina,

bacia tre volte. 

Perchè lei ha tre baci da dare. 

Uno, piccolo, rapido, nervoso, 

è sempre il primo. 

Non lascia speranza,

si sentono le labbra contratte, 

è nervoso e pieno di dubbi.

È un bacio che è come un avviso. 

Potresti perderti, nei miei baci, uomo. 

Il secondo è un bacio che,

una volta che ci sei dentro, non ne esci più.

È un bacio che fa tutto,

dicono che abbia anche curato persone, animali e piante. 

Labbra morbide e invitanti. 

Che tu dici,

ma è mai possibile che nessuno sia morto, 

di questi baci?

Perchè io,

Dio mio,

rischio ogni volta. 

E ogni volta, 

vorrei che non finissero mai. 

Vorrei avere quei baci solo per me. 

Per sempre. 

Il terzo bacio è un bacio d’addio. 

Sereno, ma fermo. 

Addio.

Dicono le sue labbra. 

Ma tu sai che la rivedrai. 

Ma le sue labbra si preparano sempre al peggio.

E così funziona.

Ho conosciuto una donna, una volta, 

che con questi tre baci cambiava vite e destini. 

Senza nemmeno saperlo. 

Auguri Ballerina (di stoffa, cotone, di pelle e d’amore) 

24 Dic

Ho iniziato a scrivere questa poesia, 

volendo scrivere un biglietto di Natale.

Adoro i biglietti di Natale,

adoro le poesie,

adoro te.

Così mi son detto, sarà perfetto scriverla. 

Ma poi mi sono dovuto fermare, per chiedermi,

come faccio a spiegare chi sei?

Chi sei per me tu, come si spiega?

Niente,

ho cancellato tutto e ho ricominciato così:

per dirti chi sei per me,

tu che per tutti sei bella, per me sei perfetta,

basta che ti dica che capisco quello che vuoi da me,

da come chiudi le porte.

Da come chiudi le porte,

io capisco cosa vuoi. 

Come quando chiudi piano,

lasciandomi fuori,

che invece vuoi dire: entra, muoviti, e sorridimi negli occhi!

Come quando chiudi con le spalle sconfitte,

che non vuoi che nessuno, nemmeno io, ti faccia sorridere,

perchè ti assale il presente, che come rabbiosa schiuma cancella 

le promesse del futuro.

Come quando lasci la porta appoggiata,

che mi dice, senza che tu parli, entra, baciami, dimmi che mi ami.

Capisco quello che vuoi da come chiudi le porte,

adoro vederti farlo.

Adoro vederti fare tutto, in verità,

dal tuo camminare leggero da ballerina,

con i tacchi che si appoggiano piano sul mondo,

al tuo arrabbiarti con gli occhi e con le labbra.

Adoro il disordine dei tuoi capelli, 

che disturba i miei baci, quasi ti volesse difendere.

Adoro le tue mani,

che mi respingono decise, 

che mi curano,

che mi limitano,

e un secondo dopo mi tengono a te.

Adoro le tue gambe e il tuo ventre,

di madre, di bambina, 

io resterei li per giorni,

forse settimane, 

ad ascoltarti respirare.

Adoro il tuo culo,

che mi ricorda il desiderio infinito che ho,

di sentirti godere.

La tua voce,

invece,

mi fa innamorare da capo,

tutte le mattine.

Quando la sento,

capisco il bisogno che ho di te,

di noi,

della tua perfezione.

È stato buono Dio,

a mettermi in una tua mattina d’estate.

È stato buono il tuo profumo,

la prima volta che lo ho respirato.

È stato buono,

lo è tutte le volte,

il tuo sapore.

Vorrei essere per te quello che tu sei per me.

Vorrei tu mi guardassi come ti guardo io.

Impotente, felice, sazio.

Innamorato.

Vorrei essere un dono,

il dono,

da accompagnare a questa lettera.

Vorrei leggertela sottovoce,

dentro la pace di uno di quei baci che sai darmi.

Vorrei essere una coperta, per proteggerti dal freddo

che farà nei nostri inverni.

Una giacca elegante e sensuale, vorrei essere,

perchè tu possa indossarmi nelle giornate importanti.

Calda che ti protegga dal freddo e dagli sguardi, 

femminile come il tuo ridere di me. 

Vorrei essere, lo sono ogni volta che lo vedo,

una delle camicie che ti sfiorano il collo, i seni, la pancia.

Lo sono, quando ti vedo indossarle, 

perchè vorrei essere io ad esserti sulla pelle,

sottile e leggero.

Vorrei esserlo, per spogliarmi lasciandoti nuda per me. 

Adoro vederti nuda. 

Perchè so che sei la mia passione, l’unica che voglio.

Vorrei essere una casa,

l’unica in cui tu possa tornare.
Vederti felice, esaltata, sorridente, malata, stanca, eccitata, spaventata, pensierosa, serena, sognante, assorta, 

vederti sempre, insomma, 

è quello che vorrei nella mia vita.

Vorrei lasciarti le chiavi dicendoti,

torna quando vuoi, mi basta sapere,

che lo farai.

Prendi le cose che ti servono. 

Torna.
Voglio ridere, sussurrare, respirare, baciare, piangere, urlare, cantare, ballare, scopare,

parlare, iniziare, pensare, fare e disfare, dormire, fare l’amore, educare, crescere, lasciare,

immaginare, sognare, rifare. Voglio tutto questo.

Lo voglio solo con te. 

Vorrei poterti trovare,

ogni volta che il mio cuore ti cerca.

Lo fa spesso, ad ogni ora.

Ti cerca per dirti,

esisto per te.

Ho memoria della tua bellezza, del tuo profumo, delle tue risate e delle tue labbra.

Ne faccio tesoro per le notti come questa,

dove vorrei avere solo te.

Ho memoria di te, nuda seduta, che mi guardi in uno specchio.

E del mio desiderio che finalmente muore nelle tue mani.

Ho memoria dei tuoi respiri, 

che si fanno affannati per seguire le mie labbra. 

E dei tuoi piedi che mi tengono saldo,

dentro a un piacere infinito,

sembra solo tu possa darmelo.

Ho memoria delle tue parole, 

della tua gioia e della tua rabbia. 

Ho memoria di tutto questo,

è la mia gioia, e la mia speranza.

Mi hai dato una cosa,

nessuno lo aveva mai fatto.

L’amore, incessante, 

di una donna, di una bambina, di una madre e di una amante.

Di questo io vivo.

Di questo io voglio vivere per sempre.

Io vivo di te.

Non per te io vivo,

di te io vivo.

.. …

cinque punti, di sospensione.

Come a dire, 

per sempre, Ballerina, per sempre.

Auguri, Ballerina. 

Sei la bellezza dell’amore, 

sei la felicità,

sei tutto.

Auguri.

Che botte, baby!

10 Nov

A volte fai male, Ballerina.

Come pugni.

Ricordo di averne preso qualcuno,

stesso dolore.

Più profondo.

Lo fai con le parole,

parlando sotto voce,

affondando il colpo.

Grazie, Ballerina.

Apprezzo la sincerità,

fa un male enorme,

un bene enorme,

mi stupisce sapere che le tue parole facciano così male.

A volte fai un male enorme, Ballerina,

a volte.

Non perdo la fede che ho in noi,

perchè è un fiore cresciuto nel deserto,

che si nutre anche di questo.

Che botte, cristo Ballerina.

Se un tuo bacio può farmi vivere in eterno,

una tua parola può mettermi in ginocchio.

Odio ammetterlo,

ma è una corrida,

e io sono il toro.

Che non ucciderebbe mai il torero.

Posizione, ammetterai,

sfavorevole.

Per amore, mi lascio infilzare,

il mio torero deve vivere.

Che botte, baby!

Prestami 

2 Nov

Prestami il tuo sorriso,

teso come un arco,

un arco perfetto,

che scocca frecce che illuminano le mie mattine.

Prestami i tuoi occhi,

che come due punti cardinali,

da oggi mi dicono quale sia la mia rotta.

Prestami le tue guance,

che sento il velluto della tua pelle

come fosse una delle più sicure cose 

della mia vita.

Prestami le tue mani,

che disegnano nell’aria,

magre, sottili, veloci,

appoggiale su di me.

Prestami i tuoi baci,

mi disorientano, mi disordinano,

mi lavano, mi puliscono,

mi amano, mi tengono,

mi saziano, mi vivono,

mi lasciano lì,

finalmente.

Prestami i tuoi fianchi,

voglio aggrapparmi mentre brucio,

consumando il mio fuoco nella pace 

del tuo ventre.

Prestameli di notte,

li cercherò nel buio,

ritrovando me stesso.

Prestameli  al mattino,

voglio assaggiare il tuo sapore,

appena sveglio,

per portarlo come un segreto,

nella mia bocca per il mondo.

Prestami la tua schiena,

la graffierò per sentirmi vivo,

poi ci morirò sopra,

di tutta una vita tu sei la mia.

La mia fine e il mio inizio.

Prestami la tua paura,

per sapermi fermare,

dimenticarti,

nasconderti nelle pieghe della mia vita,

come un sussulto passato.

Prestami la tua voce,

la terrò per me,

come tengo per me i tuoi silenzi,

li misuro con lunghi passi,

ascoltando la musica del tuo respiro.

Prestami il tuo coraggio,

io ne farò un gioiello per noi,

e lo lascerò su una panchina al sole,

perché un altro uomo sappia di cosa sei capace.

Prestami il tuo nome,

lo nasconderò insieme ai nomi,

che io ti ho dato.

Lo chiamerò di notte,

all’ora in cui tu mi aspetti,

perché io vorrei,

sarò forse un giorno,

li accanto a te.

Prestami,

per ultimo,

il tuo bacio più desiderato,

quello con cui mi dici,

senza dirlo,

non so come chiamarlo,

questo incredibile maremoto.

Questa tempesta,

questo vento e queste nuvole,

baciandomi in silenzio,

dirai non ne so il nome.

Io lo so.

Ti amo.

Prestami le tue orecchie e il tuo collo,

terrò il collo tra le mani e ti sussurrerò:

ti amo.

Mai è stato così.

Prestami il tuo presente,

ne farò il nostro futuro.

Se, solo

25 Ott

Niente sopravvive al weekend,

come le luci che si accendono sul tuo corpo.

Sdraiata, nuda, per me,

che dici che sono innocuo.

Adori raccontarti questa bugia,

come adori sentire la mia voce,

che cambia tono quando l’immagine

di quel corpo perfetto, si accende come luci nella sera.

Dio mi ha combinato molti casini,

non avrebbe potuto farmene uno migliore.

Facendo il tuo sorriso,

ha deciso di illuminare il cielo e lasciare

morbide labbra da mordere all’angolo,

per lasciarmi dire, senza parlare,

che l’amore sconfina nel desiderio.

Poi ha fatto la tua schiena,

per dare modo agli uomini di perdersi,

sconfinando sul collo.

Vorrei essere l’unico a conoscerne 

la via d’uscita. 

Che porta dritta al mare che Dio ha fatto,

nella tua pancia, appena sopra la perdizione scontata del tuo profumo,

per farmi decidere di restare, fermarmi, appoggiarmi, in silenzio.

Poi ha pianto, Dio, disegnando i tuoi occhi,

che raccontano storie e fanno domande,

ha voluto farne due così,

per poi non farne più.

L’unica cosa che ho chiesto a Dio,

dammi il suo sospiro,

miagola, con la voce spezzata,

dammelo tra le mani,

mentre appoggiato,

nudo,

deciderò di restare lì. 

Giocando col le dita,

disegnando il contorno del mio desiderio,

senza fare il peccato di disturbarlo,

prendendone il piacere,

aspettando di berne la fine, 

tenendo tra le mani due gambe tremanti,

ascoltando un miagolio rotto dal respiro.

Dammi questo, Dio.

In fondo lo hai fatto per me.

Non sono cose che si chiedono a Dio,

mi ha risposto.

Sarò un uomo migliore,

forse,

dopo averla presa di spalle,

mangiandone le orecchie,

accarezzandone il desiderio,

leccandone la fine,

rompendo il confine tra pensieri, progetti e parole,

facendolo piano, per poterlo ricordare per sempre,

di un lento movimento, tipico delle barche appoggiate sul mare.

Beccheggiando, senza mai togliere gli occhi dai suoi,

esplodendole sulla pancia,

per poi tornarci,

sfinito, sfumato, pieno,

ad appoggiarmi.

Non sarò un uomo migliore,

ma sono perfetto per questo.

Innocuo,

dice.

Col cazzo,

dirà,

sfinita.

Felice.

Finalmente.

Se solo,

se,

solo.

Trovami un posto

19 Ott

Trovami un posto comodo,

che io nella tua vita voglio starci tanto.

Trovami un posto da dove io possa vedere

tutti i giorni

il tuo sorriso.

Immaginando di rubarti un pezzo di bocca,

prendendo per le quella perfezione.

Trovami un posto comodo,

devo portare le mie cose.

Due baci,

promessi e mai ritirati,

dei libri, per ingannare l’attesa

e qualche quaderno per disegnare.

Trovami un posto comodo nel tuo cuore,

voglio abitarlo per sempre.

Non sai darmi un nome,

non bisogna dare un nome a tutte le cose,

ma solo a quelle che vuoi che restino nel tuo cuore.

Trovami un posto comodo nella tua testa

fammi spazio rubandolo alla paura.

È spazio sprecato, quello dato alla paura.

Lo riempirò con i sorrisi e gli sguardi,

saranno solo pensiero belli,

come nuvole bianche e soffici in cielo.

Trovami un posto tra le tue spalle,

nel punto dove inarchi la schiena.

Che lì mi voglio appoggiare,

come un uomo sfinito dal mare si aggrappa a uno scoglio.

Trovami un posto tra le tue gambe,

voglio restarci a lungo, respirando, mordendo, mangiando e morendo.

Lasciami li per una stagione,

guardami dall’alto implorandomi di smettere,

pregandomi di continuare.

Trovami un posto di fianco a te,

nelle cose che la vita ti darà da guardare.

Saremo spettatori divertiti di una partita non nostra.

Trovami un posto ai tuoi piedi,

che io possa, baciando, risalire fino alla pancia.

Trovami un posto,

dammi un nome,

chiamami a te sussurrandolo,

prendimi piano,

io lo aspetto.

Trovami un posto dove io possa stare.

Mantieni il segreto,

non dirlo a nessun altra.

Io li sarò solo tuo.

Nudo,

sorridente,

io.

Trovami un posto,

per farlo prenditi tempo.

Poi vieni in quel posto,

tu,

nuda,

sorridente.

Trovami.

Li.

Ad aspettarti.