Archivio | maggio, 2011

Non c’è bisogno di bussare (suonando a una vecchia signora)

30 Mag

Non vedi che sta solo tramontando il sole?

Non c’è nessun bisogno di andare da nessuna parte.

Stiamo qui, mentre il vecchio telefono continua a suonare,

che chi sta chiamando si è dimenticato di smettere.

Dentro al cuore mi sveglio lentamente,

godendomi voi due.

Che siete il frutto più bello di tutte le mie fatiche.

Mangerei qualcosa, mentre il vecchio telefono continua a suonare.

Non c’è nessun bisogno di andare via.

Basta stare qui, aspettando che le parole vengano fuori.

 

IX

30 Mag

fumiamo sigarette spagnole.

aspettando la gente che passa seduti sul corso.

Pensiamo a quello che abbiamo per le mani,

mentre beviamo birra calda e cerchiamo di toglierci

di dosso

l’odore infame del ristorante indiano.

Milano aspetta un grande temporale,

con il cielo curvo dentro le nuvole e l’aria fresca,

come una notizia che non ti aspetti,

in pieno agosto.

A ben guardare, tra queste mani,

abituata a ogni tipo di fatica,

manca ancora la penna migliore.

A ben guardare tra questi tavolini,

è già una grande fortuna poter essere qui con te,

a raccontarci dei nostri piccoli, immensi fallimenti.

La Valigia Verde

30 Mag

Preparo la valigia,

un’altra volta.

Mi sembra di viverci,

con questa grossa valigia verde in mano.

Piego il pigiama,

metto filtrini  e cartine,

due buste di tabacco

e una scorta di deodorante spray.

Ci infilo un libro,

le scarpe lucide

e un sacco di aspirine,

perchè l’America mi fa venire

sempre il mal di testa.

Piego le camicie, impallo un maglione,

calze, mutande e un quaderno per scrivere.

Rifaccio a memoria il tutto,

dimentico lo spazzolino.

Faccio sempre tutto come se

l’unico dentifricio buono fosse il mio,

quaderni non ne vendessero.

Ma in verità è come se provassi

a portarmi la mia casa.

sospesi in Porta Ticinese (guardando un vigile)

30 Mag

Tu mi chiedi delle risposte,

ma io non ho risposte.

Perchè per avere risposte

non basta certo farsi delle domande.

E tutta la mia sicurezza,

quel sistematico affrontare la vita

che tanto ti piace,

non è una risposta

ma un modo semplice per aspettare

che una risposta arrivi.

Nel buio della sera,

non quello dei romanzi,

quello di Milano dove se sei solo

sei davvero solo,

anche io traballo.

E anche io non capisco molto questi tempi,

che danno poco e vogliono molto.

E tu, che stai qui davanti

e mi chiedi di darti risposte.

E le tue domande

sono le mie domande.

Cose normali, disagi semplici,

niente di più che la semplice vita.

Anche io mi fermo davanti

a certe cose,

solo che alla paura

unisco la pazienza di sapere,

che tutto ha davvero una risposta,

che può far male

uccidere forse,

ma è pur sempre una risposta.

<!–

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lo strano caso della sigaretta spenta

30 Mag

Avrei,

ma sinceramente no.

Vorrei,

ma probabilmente non lo farò.

Direi,

e poi rimangerei.

Starei,

ma poi rischi di stufarti.

Giorni in cui

anche il cielo è in condizionale,

non puoi certo chiedermi

di essere per te

un punto di riferimento.

Vorrei.

Ma proprio non posso

<!–

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Novembre

30 Mag

sento la morte,

fratelli e sorelle,

vicina e calda.

La sento nel fiato,

di questa citta’,

tra nebbia e ombre,

la sento finale,

come se fosse gia’ qui.

Poi passa,

quando la nebbia risale.

Domande

30 Mag

stavo seduto, fermo,

con il giornale aperto sulla cronaca,

a guardare una donna piangere.

Stava in piedi, ferma

con gli stivali sporchi e

uno strano abito verde mela.

Piangeva da bambina,

singhiozzando e alzando le spalle.

Poi mi sono alzato,

sono andato a fumare,

fuori all’aperto.

Faticavo a guardare il sole,

sentivo l’aria calda,

benedetta primavera.

Quando sono tornato non c’era

più nessuno a piangere dentro l’aereoporto

Il Rumore Della Pioggia (Acqua su Pensieri Torbidi)

30 Mag

Proprio mentre tutte le mie sicurezze
si scioglievano contro le tue mani,
ascoltavo il rumore della pioggia,
dell’inverno che scalpitava per entrare.
Batteva forte sul vetro,
facendoci sentire ancora più nascosti.
In mezzo al mezzo della città,
respiravi forte, parlando sempre più lentamente.
Ogni no, lentamente diventava un piccolo si,
morbido e accondiscendente.
Che io voglia bruciare la vita,
lo hai capito.
Che io volessi scriverti una poesia,
pronta da mordere,
come un ricordo che lascia in silenzio,
forse non lo pensavi.
L’acqua forse potrà spegnere la rabbia,
ma non il desiderio che cade dalle mani.
Non ti preoccupare, non aver paura,
forse non ti piace il rumore della pioggia,
ma è solo vita.
Da mordere, come fossero dita,
come fossero ricordi lasciati lì,
perchè la primavera arrivi
e li trovi pronti per un sorriso.
Sembrava non volesse smettere di piovere,
come se volesse cadere il cielo,
come se volesse urlare di un errore. 
Ma con questi sogni,
da mordere piano,
contano come respiri,
come mani che restano senza fiato
davanti ai tuoi capelli sciolti,
finalmente lisci,
davanti alla tua pelle,
che chiede alla pioggia mani che passino piano.
Davanti alle tue gambe,
che meriterebbero un pezzo di cielo,
davanti al tuo sole,
che faceva a pugni con la luna.
Dici di essere brava a correre,
ma resti ferma davanti a un respiro,
insieme ascoltiamo il cielo
e guardiamo la pioggia.
Ogni nome ha una storia,
di scelte, errori, ricordi, rimpianti.
Il tuo è morbido come la pancia,
soffice e tesa,
che può chiudere tutto il mondo dietro a un vetro.
Cielo avorio, luci dei lampioni,

non mi stancherei mai di questo.

Les Cents Culottes

30 Mag
Forse abbiamo dato troppa fiducia al nostro sentire.
Di sicuro, il futuro non si può cambiare solo
lavando la macchina in un autolavaggio a gettoni.
Sembra che non bastino mai,
poi ti restano in tasca, ferro senza valore.
Come le tue intenzioni,
come le mie variazioni sul tema.
La fiducia in un ricordo, non si compra
guardando una fotografia.
Rimanendo immobili davanti a una gettoniera,
si può capire quanto sia fragile l’amore.
<!–

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Notturno

30 Mag

alla fine mi trovo immerso nelle luci di Madrid.
Cosa ti importa?
Perchè più che un ricordo,
assomigli alla lenta corrosione del sale.
Ogni onda che passa ne lascia un po’
steso su questa roccia.
Dietro i rumori del molo,
il mare sembra così lontano.
Bisognerebbe guardare le cose dal punto giusto,
lo penso sempre mente volo su Genova,
che vista dall’alto è un piccolo miracolo.
Chissà se piangi ancora davanti a un film,
chissà se ti tremano ancora le mani,
mentre cerchi di slacciare i jeans,
mentre cerchi di arrivare la desiderio,
con il tuo respiro che ha lo stesso ritmo della città.
Chissà se ti ricordi il caldo che entrava dalla finestra,
insieme ai rumori, che ci lasciavano pensare al mare.
Mentre mi lasciavi la tua schiena,
mentre pensavo a quanto sarebbe stato bello piangere per te.
Poi, lame affilate, ho pianto le mie lacrime,
nel silenzio di una canzone, senza ragionare,
ma capendo perfettamente.
Per fortuna che viaggio,
e mi lascio corrodere dal tempo.
Per fortuna che sei un ricordo,
una lenta corrosione.
Due vite lontane, troppe parole per una fine.
Aspettavo le tue labbra,
assaggiando le mie lacrime,
per sentire meno la fame,
per sentire meno il male di tutte le tue parole.