Archivio | aprile, 2012

Tu sei (scrivere guardando i tuoi capelli)

17 Apr

Sdraiati sulle mie parole,
ascoltami per un momento.
Sono gli anni che abbiamo passato insieme,
a darmi la musica delle tue parole,
il vento delle tue gambe,
la fretta dei tuoi sorrisi.
Dal nostro amore non si scappa,
lo ho capito questa notte,
bevendo rhum in un freddo irish bar.
Sembra resistere al tempo,
come i boulevard di Los Angeles.
Non soffre di solitudine,
il nostro amore,
che riempie lo spazio tra noi due,
con il silenzio e le parole.
Nessuno, vedendoti,
può immaginare quanto io abbia pianto.
Per questo nostro amore.
Mi sono fermato, una notte d’estate,
a finire tutte le mie lacrime,
vicino a un canneto sul Pacifico.
Maledette isole, maledette lacrime,
beata te, che sei sola a sapere di tutte queste lacrime.
Ruggisce, questo nostro amore,
per difendersi dal tuo disordine e dal mio destino.
Era cosa da poco,
questione di odori, pelle, mani
che velocemente scappavano,
sotto la luce di un atrio.
Era questione di decidere solo per una notte.
E siamo finiti qui, a una vita di distanza,
ad accarezzare le nostre debolezze,
respirando la leggerezza di saperci ancora qui,
domani.
Perchè tu sia l’unica, oggi, a vivere così tanto
dentro di me, è facile da capire.
Basta guardare dove sorge il mio sole,
proprio sopra il tuo mare.
Basta guardarmi tornare da tutte le mie tempeste,
come quei gozzi di lucido legno,
che ripiegano dentro porti impensabili.
Tu sei il vento della Provenza,
io la lavanda viola, a cui non piace il mondo.
Basta guardarmi vivere tutta la mia sicurezza,
bevendo sorsi lunghissimi di rhum,
aspettando il momento in cui i miei piedi nudi,
incontreranno i tuoi.
Come le vie nascoste di San Sebastian,
che chiudono tutta la gioia del mondo,
che aprono tutte le possibilità di un’estate.
Aspettavo la mia seconda possibilità,
quando ho incontrato te,
che sei la più grande fortuna di un viaggiatore come me.
Sei dura, sola, illuminata,
sono perso senza di te,
so dove trovarti, per questo non ti cerco.
Sei tutte le nuvole del cielo sopra Gerusalemme,
sei tutti i sospiri del vento freddo del Nord,
sei la speranza del mare che bagna la sabbia africana.
Sei un segreto, come le baie di Hong Kong,
sei la luce del mattino, e io sono la nebbia
che senza di te non si illuminerebbe,
che senza di te non sarebbe capace di salire in cielo,
che senza di te, sarebbe solo un desiderio di pioggia.
Tu sei la mia migliore eccezione,
tu sei la mia regola segreta.
Calmo aspetto che tu dorma,
sdraiata sulle mie parole,
per addormentarmi dentro il tuo respiro,
come la nebbia e il sole al mattino
di tutte le primavere che abbiamo visto sorgere.

Annunci

potremmo cambiare, se solo volessimo farlo (lattine fredde)

11 Apr

Mi hanno messo in un programma di riabilitazione.
Sono state le mie cattive abitudini,
dicono.

Io leggo poesia,
adoro leggere poesia,
siamo in pochi a leggere poesia.

E più leggo,
sorseggiando birra da frigo,
più sento il rumore delle mie abitudini,
che litigano con i miei errori.

Dalla mia finestra vedo rumorosi inglesi,
posso sentirli biascicare mentre camminano,
in diagonale su una strada innocentemente dritta,
e mi apro un’altra birra.

Lattine fredde, bevo di corsa, scrivo pensando,
ricordo perfettamente la mia prima volta.

Il cuore mi si è rotto troppo presto,
ancora prima che scoprissi il modo per lasciare fuori,
lontano da tutto questo bere,
le mie peggiori abitudini.

Adoro leggere poesia,
siamo in pochi a farlo davvero.

Perchè tutto quello che un uomo ha davvero bisogno,
di fianco a delle lattine di birra gelata,
è di una poesia ben scritta.

Mi hanno detto che scrivo come penso.
Non è un bene.
Scrivere come penso.
Ma anche disinteressarsi di quello che dicono,
di come io scriva.

Dove sarà finita tutta quella voglia che avevo,
qualche anno fa,
di andare di corsa incontro a tutta questa vita?

Me lo chiedo guardando questi quattro cazzoni inglesi,
e il loro divertente modo di camminare.

Mi basta solo qualche bugia,
qualche sentimento,
qualche parola,
per uscire senza scrivere.

E poi finisce che non so mai dove andare,
e seguo i binari scivolosi del tram,
girando intorno alla città e alla mia noia.

Ho comprato i biglietti per assistere,
prima fila,
al tuo fallimento.

Porterò della birra,
qualche amico,
e la voglia di credere che siano davvero
le mie peggiori abitudini,
a salvarmi dalla fine che sai facendo tu.

La vita è troppo breve per essere vissuta
senza poesia.

Vedo rispettabili uomini morire dentro le loro abitudini,
come questi quattro cazzoni inglesi.
Io preferisco uscire,
oppure sedermi a bere una birra,
ascoltando tutte le tue bugie.

La via più breve per tornare a casa,
dalle mie peggiori abitudini,
la conosco bene.

Mi piace dubitare del tuo modo di sopravvivere,
mi piace leggere poesia,
mi piace stare a fumare sotto la pioggia calda d’estate.

Mi piace innamorarmi,
adoro confessare tutti i miei peccati a un perfetto sconosciuto.
Adoro buttarmi nel mare,
sfiorando gli scogli e le mie convinzioni.

Amore, non aspettarmi sveglia.
Stanotte sto litigando con le mie abitudini.
A saperlo prima,
ti conveniva sceglierne uno più semplice.

In un placido luglio

11 Apr

Andando incontro al destino,
Camminavamo senza nessuna idea.
Su dove andare, sulla vita, sull’amore,
e le sue conseguenze.
Ci siamo fermati a bere in un bar,
troppo nuovo per essere un posto
che val la pena ricordare.
Non sapevamo dove andare,
per fortuna il destino ci correva incontro.
Con tutti i suoi implacabili giudizi,
con tutte le sue lacrime, di gioia,
dolore, speranza, stupore.
Era un giorno di festa,
di quelli in cui la città si svuota di tutta quella inutile gente,
che riempie i bar con le sue lamentele,
sul destino e le sue adorabili conseguenze.
Annegavamo nella sicurezza di non aver bisogno di niente,
che non fossimo noi,
che non fosse la nostra sicurezza,
che non fosse la certezza di non morire mai.
Di felicità, credevamo si potesse morire di felicità,
tirando sera sul tuo divano di pelle, bollente.
Tu, in ginocchio, mi pregavi di non andar via.
Io, non sapevo fosse normale tenere sospese le decisioni difficili.
Fino alla mietitura del destino.
Non sapevo fosse così facile prendere decisioni difficili
nei giorni di festa in città.
Non sapevo fosse così facile rivestirsi delle proprie convinzioni,
abbottonando un paio di jeans scoloriti e cercando le scarpe.

Non sono più tornato in quel bar,
e la bici azzurra me l’hanno rubata in Porta Genova.
Adesso ho una moto nera,
una pelle più dura,
un destino migliore.
Adesso cerco negli occhi delle donne,
il pianto che non è mai sceso,
le lacrime di gioia,
dolore, sorpresa e speranza.
Adesso ascolto le donne,
parole di madri, sorelle, amanti,
che son come un pianto.
Metto tutte le loro parole in un angolo della mia vita,
alla fine sono un buon ascoltatore.
Sono ricco di lacrime non piante,
di donne indecise,
a cui il destino riserva solo occhi,
che camminano attraverso pensieri,
e mani che sanno ascoltare.

Sono molte le donne che ho incontrato dopo di te.
Dopo di te,
pensavo il destino mi lasciasse stare.
Ne amo una.
Come si può amare una donna,
con i suoi occhi e il suo destino.
Il suo sorriso,
come una ferrovia sudamericana,
spacca il sole del mio cielo,
guarisce le mie ferite,
placa la mia sete come rhum dolcissimo.

Ma tu, e il nostro camminare senza nessuna idea,
di dove andare, di come finire,
qualcosa che nemmeno avevamo davvero iniziato.

Ma tu, forse, sei stata la prima donna
che ho ascoltato piangere davvero.
Pensando al mio strano destino,
che mi faceva ascoltare il pianto di una donna sola.

Per tornare da me

1 Apr

Per tornare da me
Devi attraversare tutta la città.
Devi ammettere che un po’
Ho ragione.
Devi camminare velocemente,
Per non perderti nel dubbio se sia giusto farlo.
Di tornare da me.
Giusto adesso,
Che ho smesso di aspettarti,
Posso solo dire che forse,
Una qualche ragione possa averla anche tu.
Ma torna, perdio.
Che son giorni che dormo male.
Che scrivo male,
Che sento il bisogno che tu torni.

Sono dappertutto,
Come i tuoi alibi.
Ho un ricordo della luce d’estate,
Lo porto per tutto l’inverno.
Ho dormito male anche questa notte,
Non mi si spegne la rabbia,
Vuole alcool e acqua.

Se torni,
Ricordati di spegnere la mia rabbia quando entri.
Chiudi la porta, piano.
Chiedi perdono, io lo farò.
Poi abbracciami,
Come hai abbracciato tutta la città,
Respirami, come il profumo che senti sul mio collo,
Girami verso il sole.

Quando torni,
Ricordati,
Che si può tornare una sola volta per vita.