Archivio | giugno, 2012

dimmi ciao

27 Giu

dimmi ciao,
non addio.
Non arrivederci.
Ciao.
Non tutte le donne sono uguali.
Ciao.
C’era rumore d’estate,
la luna contro il grosso pino.
Scegliere le parole.
Tu ed io.
Ciao.
Tempesta tropicale.
Sarà solo per questa notte.
Solo.
Poi passiamo in rassegna un sacco di paure.
Domani, sarà diverso.
Ciao.
Tempi pessimi,
ascoltando il traffico lontano,
della notte di questa città che non conosco.
Non conosco te,
la città mi sembra migliore,
vista dalla tua pancia.
Perdendo ore,
perchè non sappiamo bene se dirci addio.
Domani sarà diverso.
Dammi tutto,
le tue parole, le tue paure, le tue lacrime.
Solo per questa sera.
Poi, partiamo da un bacio,
luna d’acciaio,
cielo di piombo,
aria dorata,
e le braccia molli,
che accompagnano queste mani,
che non sanno dirsi addio.
Domani,
ancora in questa città,
chissà per quanto.
Poi,
lentamente,
cadono gocce sul vetro.
Siamo nel mezzo della tempesta.
Siamo tempesta.
Non abbiamo sogni,
ma lacrime che aspettano amici,
mani che aspettano amanti,
labbra che aspettano il giorno,
per sorridere di quanto sia difficile
dirsi ciao.
Andiamo,
avanti,
senza paura.
Senza parole.
Aspetto di svegliarmi domattina.
Domani,
dirsi ciao,
galleggiando sulle parole,
aspettando il rumore di un addio,
trovandosi nel mezzo di un arrivederci.

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poesia del cane che correva

27 Giu

Domenica mattina,
qualche giorno passato a riprendermi,
qualche giorno passato ad arrendermi.
Non ricordo molto,
fumavamo su un ponte,
con le gambe che protestavano,
il freddo che tagliava i discorsi.
Domani potrebbe essere tutto quello che mi rimane,
mi hai rubato tutto il passato.
Amici,
quelli che mi bevono attorno,
dicono che io abbia perso tutto.
Non dirmi che è vero,
ho solo perso la speranza,
da qualche parte su quel ponte.
Pioveva acqua calda,
nel freddo,
e io non avevo soldi,
facevamo discorsi lunghissimi.
Lanciavamo sogni nel vento,
sperando di vederli volare.
Scappavano veloci,
fumavamo,
domenica mattina.
Neanche i soldi per il caffè.
Ho perso tutti i ricordi,
puntandoli sul sogno sbagliato.
Hanno ragione,
ho nostalgia di quel ponte,
ma so che ne attraverserò altri.
Molti altri.
Noi non siamo gente da diamanti,
non siamo gente da un ponte solo.
Ci vogliono giorni per arrendersi,
per sorprendersi,
per riprendersi.
Appoggiato a un camion,
domenica mattina,
guardo un cane che corre.
Sta per arrivare la pioggia.
La pioggia di Aprile,
che bagna, nutre, ricopre e nasconde.
Nasconde le lacrime.
E il cane corre.
Verso gli alberi, verso le nuvole.
Il cuore, lasciato su un ponte nel freddo,
esplode vicino al camion,
cacciando i dubbi.
Pioverà,
bagnerà,
nutrirà,
ma non ci sarà bisogno d nascondere,
il pianto di chi aspetta la primavera.

Colli di bottiglia

27 Giu

Passami la bottiglia,
mentre ti racconto di quel sogno,
che amavo fare.
Volavo sopra la città,
sfiorando i lampioni,
guardando la miseria dall’alto,
saltando sopra i vialoni,
arrivando a casa sua.
Pazza,
beveva con me,
vivendo sul lato sbagliato della strada,
sul lato sbagliato della vita.
La cosa di cui avevo più paura,
era che tutto finisse,
così mentre ci passavamo delle bottiglie,
guardando distrattamente l’insegna di un autonoleggio.
Invece, lei era li.
In silenzio,
aspettando che io me ne andassi.
Non sono mai stato capace di scappare da nessun vizio.
Viveva alla fine di un lungo viale,
su una curva.
E io chiedevo sempre di lei,
passeggiando per il viale.
La pazza.
E io che aspettavo un sogno,
lungo quella strada,
dentro tutti i suoi bar,
brutti come il vino caldo,
pallidi come un ricordo,
che lentamente si spegne.
Le ho rubato un pezzo di vita.

Solo un Segreto

5 Giu

Camminando come un gatto,
lenta e lunga,
se n’è andata.
Non sarà impossibile,
star senza di lei.
Di dove sia andata,
nessuno sa nulla.
Dicono che possa tornare per Giugno,
con il fresco delle serate e l’estate.
Ormai era quasi giorno,
mentre se andava,
dopo aver ballato,
saltando e muovendo la gonna,
larga come i minuti,
lunga come due sospiri.
Anche io,
che sono abituato ad aspettare Giugno,
guardo questo mattino,
e le finestre dei palazzi che si svegliano,
e penso a tutti i sogni che si è portata via.
Avrei fatto bene a fermarla,
dirle che l’avrei aspettata,
perchè la sto già aspettando.
Le chiederò di ballare,
di respirare con me,
di star zitti fino al mattino,
per far festa al prossimo giro.
Dicono che sorridendo,
abbia guarito un vecchio, un ulivo e un sordo.
Dicono molte cose,
ma nessuno l’ha vista nella sabbia,
proprio contro il fiume,
sdraiata ad aspettare il sole.
Nessuno avrebbe più parlato.
Io sono passato,
spegnendo il motore per sentire il fiume,
e ho visto.
Ho avuto il mio biglietto.
Sto bene dove sono.
Aspettando che ritorni.

Halloween in China

5 Giu

Nel letto umido di Asia e notte,
non riesco a dormire.
Ascolto la mia bocca respirare,
odore di vino e sigarette.
Fuori la città,
di notte vive di luci, foschia e umida gente.
Tutti i miei amici sono partiti.
Domani tocca a me.
Attraversare il mondo,
partire da questa città,
lasciare questa gente, queste luci,
questi minimarket aperti tutta la notte.
Mi mancherà il vino caldo,
qui nessuno ride,
nessuno ammette i fallimenti che incontra.
Quando son partito,
ero solo come una canzone triste.
Partivo senza sapere di tutti questi fantasmi,
fedeli compagni in questa città.
La Cina,
tutto è cambiato.
Mio padre ha bisogno di me,
brutte faccende,
lontani bisbigli qui, nell’umido del mio letto.
Tornerò, domani.
Soia, e un piatto di riso.
Domani mi fa già nostalgia,
mi mancherà tutto questo essere scomodi,
tutto questo esagerare,
tutta questa voglia di Cina.
Ho camminato tanto,
senza andare da nessuna parte,
in questa Cina.
Ho perso i miei ricordi,
nel vino caldo e scadente,
nelle luci di un negozio.
Tornerò è ben diverso da sto tornando.
Tornerò,
ma non sto tornando.
Mi alzo e vado a perdermi sotto i ponti di un’autostrada,
io e i cani randagi,
io e i fantasmi allevati da anni di ricordi.
Pollo, soia e riso.
Mi sono dimenticato del vuoto,
stando qui, che tutto è pieno.
Mangio di notte,
che fa più fresco,
che il rumore del traffico mi lascia pensare.
Bevo di notte,
insieme a tutta questa gente.
Qui nessuno chiede perché bevi.
Soia, liquore e pane fritto.
Aspetto che finisca Halloween,
tornerò.

quando ti riavrò

5 Giu

Scappare dalle nostre solitudini.
Perchè non mi vuoi?
Me lo chiedi mentre cerco di salvarmi dalla fine.
Contro uno scaffale, in pieno giorno,
ci lanciavamo sguardi che sarebbe meglio lasciar liberi
di notte.
E la radio, che passava ininterrottamente Zucchero,
e tutte le mie scuse,
e tutte le tue scuse.
E tutte le nostre scuse.
Stanco, deluso, perduto,
insomma estremamente io.
Insomma estremamente pronto
per l’ennesima tempesta.
La differenza tra una canzone e una poesia,
nulla, solo un pugnale e una spada.
Puoi continuare a scappare con me,
dalle nostre solitudini,
dalla nebbia e dal freddo.
La salvezza in un pezzo di Oceano,
nel nulla di un’isola infelice quanto il suo nome.
In sottofondo canzoni tedesche,
in sottofondo un inverno passato scappando.
Sta iniziando a piovere,
su questa spiaggia dimenticata dalle mappe.
Fa caldo, fra poco è Natale,
e io e te stiamo qui a scappare dalle nostre solitudini,
guardando il mare Oceano,
ascoltando strane canzoni.
Urla tutto, in questi ricordi.
Tace tutto, in questo mare.
Aspettiamo Natale.