Archivio | novembre, 2012

Danza della Sconfitta

30 Nov

Mi appoggio qui,
per pensare a te.
Morbida come oggi,
non lo sei stata mai.
Questo lo so.

Mi abbandono qui,
per capire e bere.
Vino freddo,
oggi vorrei non aver parlato,
ma lo facevo per non scivolare,
via.

Mi riposo qui,
seduto su uno di quei
maledetti errori,
che potrebbe essere
il più grande di tutti,
questo lo so.

Mi arrendo qui,
al ritorno del pensiero,
di un pezzo di paradiso,
non lo sei stata mai,
lo sarai per me,
questo lo so.

Mi sospendo qui,
appeso a un’illusione,
che forse non sarà,
questo lo so,
la migliore delle decisioni.

Dici che non sono il tipo,
di quello che,
piangono o si arrendono.
Lo dici perché non sai,
di essere un pezzo di paradiso,
solo per me.

Balla questa notte,
io mi appoggio qui.

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quando le notti diventano giorni

26 Nov

Quando la notte diventa giorno,
sento la corrente di questo fiume,
trascinarmi via dal tuo respiro.

Lasciamo che le notti diventino giorni,
noi che ci incontriamo solo negli angoli
dimenticati
di settimane piovose di novembre.

Seduto al bancone di un bar,
bevo distrattamente questa storia,
sorseggio gli errori che ho fatto,
sembriamo due provetti nuotatori.

Invece,
ci voleva uno dei due a dirlo,
non sappiamo nemmeno galleggiare.

Sembriamo due provetti nuotatori,
quando la notte diventa giorno,
invece aspettiamo solo che tu
o io
trovi il coraggio.

Non c’è niente di peggio che toccare tutta
la tua perfezione,
sapendo di non poterla toccare più.

Quando la notte diventava giorno,
mi sono fermato alla tua porta,
toccando le sbarre gelate,
nessuno nel vialetto.

Ho pianto, ubriaco,
appoggiato al cancello di ferro gelato.

Piangevo per questi provetti nuotatori,
che non sanno nemmeno resistere alla corrente.

Piangevo per queste anime,
e per i loro corpi.
Piangevo lacrime da ubriaco,
appoggiato al tuo portone.

Una cosa così,
non l’ho mai fatta,
e forse,
non la rifarò più.

Per te l’ho fatto,
per me tu lo hai fatto.
Aspettami,
forse il freddo non morderà più.

La preghiera,
con il freddo sulla faccia,
passeggiando nel vialetto deserto,
è che tu possa aspettare.

Quando le notti diventano giorni,
ubriaco a pregare.

L.O.V.

20 Nov

Fermati,

piccola fermati.

La tempesta sta arrivando in pieno,

io voglio tenerti al sicuro.

Tutto bene,

sto solo cercando di dormire un po’,

troveremo un modo, lo troveremo.

Negli angoli dove ti rifugi,

vai serena,

sei davvero l’unica a poterlo fare, adesso.

Troveremo un modo, lo troveremo.

Lo so,

piccola, lo so.

Tutte le stelle vengono dallo stesso cielo,

va tutto bene.

Va tutto bene, ma non ci sono stelle,

e non riesco a dormire.

Non mi spaventa,

voglio solo andare piano,

fuori da tutto questo.

Un modo lo troveremo,

non il più facile,

non il più sicuro.

Io ti terrò protetta,

piccola lo farò,

ma non chiedermi di dormire con te,

questa notte.

Vado piano,

vado via,

e troveremo un modo,

lo troveremo.

E’ difficile respirare,

ma una tragedia,

te lo dico sempre,

può essere un grande successo.

Dipende,

piccola dipende,

dagli occhi che la stanno guardando.

 

Il Biondo dei tuoi capelli (in uno specchio)

19 Nov

Se potessi,

oggi ti darei tutto il tempo che ho.

Non sono figlio di Dio, oggi.

Ho ascoltato attentamente quello che,

i tuoi occhi mi hanno voluto dire.

Sai che hai gli occhi più belli che ho visto?

Perché siamo qui, dove andremo, chi ci porterà via,

non sono domande a cui i tuoi capelli possono rispondere.

Si appoggiano sulle mie spalle,

mentre cerco di spostarli respirando insieme a te.

Insieme possiamo costruire qualcosa di bello,

come il peccato più grande,

come l’attesa più lacerante,

ma difficilmente parleremo di quanto sia dolcissimo,

semplicemente farlo insieme.

Io e te, alle tre,

sono sempre in ritardo,

tu mi aspetti, poi mi segui, poi mi anticipi.

Scivolatene via, perdio.

Vai via, da me e da te.

Lo dico allo specchio.

Non ho il coraggio di dirlo a te.

Bugiardi, amanti,

che ridono di piccole disfatte, sospirano

appena iniziano a fare sul serio.

Posso capire questo fuoco,

capisco cosa sta bruciando,

oggi sono figlio di Dio.

Conosco talmente poco di te,

che vorrei conoscere tutto di te.

Peccatori, io non posso farcela,

io posso solo rifugiarmi,

ancora e ancora, e ancora.

E non lasciarti andare.

Chi non vorrebbe essere felice,

alle tre,

perchè sono sempre in ritardo,

mentre fuori Novembre ingoia

le scontate risposte plausibili

che la vita sta dando?

Ho trovato,

ho cercato per una vita,

queste mani,

che mi chiedono di non perdere tempo.

E io,

che di colpo non sono capace di fare,

quello che tutti gli uomini di Novembre,

vorrebbero fare.

Io,

guardando il biondo dei tuoi capelli,

in uno specchio che cancella tutti i difetti,

voglio fare quello che nessuno farebbe.

Nessuno è come me,

nessuna è come te.

Meno male.

Non ti lascerò mai,

scivolami via, ti prego,

adesso che siamo in tempo,

a non avere ancora tempo per noi,

a non trovarci ad aspettare l’estate,

seduta sulla mia pancia,

seduto sulla mia dolcezza.

Esplodi,

esplodo, mentre arrivo a credere che sia tutto inutile,

se poi finisce tutto qui.

Se potessi, oggi,

ti darei tutto il tempo che ho.

Figlio dell’amore pensato,

prigioniero di Settembre,

fuggivo a Novembre,

prima di scoprire tutta la perfezione,

di un mese infinito.

Annego,

scivolami via ti prego,

lo specchio mi fa annegare,

in tutta la penombra che non posso vedere.

Sai che hai gli occhi più belli che io abbia mai visto?

E io di occhi,

di fame,

di solitudine,

ne ho visti molti.

Seduti su un dolore, appoggiati a un rimorso,

dondolati da un ricordo,

cercavano nelle mie spalle,

tutto il vuoto che avevano dentro.

I tuoi sono profondi,

anche quando, chiusi,

aspettano che mi decida,

a fare quello che tutti gli uomini di Novembre avrebbero fatto.

Io tremo,

spaventato dal pensiero,

di te che mi scivoli via.

Te lo chiedo con tutta la forza,

non andartene ma,

vattene subito,

appena in tempo per aspettare la dolcissima solitudine di Dicembre.

e tutte le cose

14 Nov

E tutte le cose che amo,
mentre spingo con queste braccia,
per riemergere.

E tutte le cose da cui provengo,
gli odori, i sapori, le vite dei miei oggetti,
che mi aiutano a non scomparire.

E tutte le volte che non ho avuto il coraggio,
che lasciano queste braccia con ancora più forza,
mentre spingono
per riemergere.

Sono la forza sommersa di tutte queste cose,
di questi amici, di queste donne, che ho amato ed amerò,
che mi spingono con forza verso l’alto.

Sono tutte le cose che ho visto,
vissuto, amato e odiato,
ad essere la mia fede.

Le braccia esplodono,
le mani grattano per rimanere dove sono,
il fiato corto mi piega la testa,
le gambe bruciano,
sono tutte le cose,
che mi assicurano che arriverò dove voglio

Canzone per il centro dei tuoi occhi

11 Nov

Devo dirtelo,
ricordo perfettamente il momento in cui
ci siamo incontrati.
E il caldo, e il rhum e le parole.

Sembrava tu avessi gli occhi che chiedevano,
di smettere di guardarti,
di iniziare a osservarti.

Devo dirtelo,
sembrava tu avessi gli occhi che chiedevano,
di smettere di provarci,
ma semplicemente di passare un po’ di vita con te.

Mi sono fermato a debita distanza,
da quegli occhi, da quelle mani,
da quel sorriso e da qui capelli.

Mi sono appoggiato al mio rhum,
e ho lasciato che la notte diventasse fresca,
che le parole stordissero i ricordi.
L’estate ha pietà di me.

Devo dirtelo,
così speravo di perdere traccia di questi,
tuoi occhi che parlano.

Ritrovarti è stato,
devo dirtelo,
ritrovare i tuoi occhi.

Ritrovarti è stato,
devo dirtelo,
ritrovare le tue parole.

Ho smesso di avere paura dei tuoi occhi,
ritrovarti è stato come
stare a guardare il mare d’inverno.
Come urlare al cielo,
“sempre”,
mentre la moto scivola in un tramonto.
Come la sorpresa più bella,
come un delicato silenzio,
tra tutte le mie parole.

Non ho scelto di ritrovarti,
non sceglierò di cambiare le cose.
È stato come, ritrovarti,
camminare fino alla fine della città,
e scoprire che non finisce.
Come la fine, più bella di un inizio.

Il prossimo giro,
lo offro io.
Per festeggiare di averti ritrovata.

E aver ritrovato i tuoi occhi.
Nessuno te lo ha mai detto,
ma i tuoi occhi parlano per te.

Sarebbe un peccato non rivederli,
non ascoltarli più.

Sonata numero Sette

11 Nov

Sto provando così tanto,
a non lasciarmi scivolare addosso le scelte.
Le sento sulla schiena,
nelle orecchie.

Non penso di farcela.

Oggi ho camminato fino alla fine del freddo.
Cercando una risposta, senza aver capito bene la domanda.
È l’amore la vera Redenzione?

Lasciami rispondere con le mani,
che incontrano le tue.
Che incontrano le tue solitudini,
che vivono le tue paure.

Non penso di farcela.

Scrivo soffrendo,
per quello che penso,
per quello che scrivo.
Penso a mio padre,
al suo amore infinito.

Non penso di farcela.

Meriteresti di più,
lontano da me,
lontano da cosa, poi.

Non penso di farcela.

Ma aspettando,
cercherò quello che so,
perchè la mia Redenzione,
passi per la stessa strada.