Archivio | dicembre, 2012

Sorrisi in Cucina

27 Dic

Toglimi la tua pelle,

toglimi anche le tue parole,

penso mentre ti appoggi alla cucina bianca.

Toglimi il fiato,

il cuore

e il ricordo.

Toglimeli,

e mi farai davvero male.

Ma non togliermi,

ti prego,

il tuo sorriso.

Io penso,

mentre ti appoggi

alla cucina bianca,

che non c’è più niente dopo.

C’era qualcosa prima,

mi chiedo.

Io penso,

toglimi le tue calze,

le tue braccia bloccate,

e anche i tuoi capelli.

Toglimi tutto questo,

e ne soffrirò fino a morirne.

Lentamente.

Forse.

Ma se, dopo avermelo dato,

mi toglierai quel sorriso,

perfetto, dal basso dei tuoi piedi nudi,

perfetto, dalla luce dei tuoi capelli,

perfetto, appoggiato alla cucina bianca.

Ma se, dopo avermelo dato,

mi toglierai quel sorriso,

io non saprò più dove andare.

Quel sorriso,

è stata una direzione docile,

il vento caldo del mare,

un abbraccio di due destini,

l’incrocio del silenzio di due occhi.

 

Quel sorriso,

è un confine.

Quel sorriso

è una luce.

Quel sorriso,

forse,

è la mia fine.

 

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Sushi su ordinazione

12 Dic

Tu mi dici, sottovoce
ti amo.
Forse non lo dici, sottovoce,
ma i tuoi occhi lo urlano.
Io ti credo,
non so perché.
Raccolgo le forze,
ti prendo in braccio.
Aspettiamo che arrivi
il momento perfetto,
per dirsi che forse non è vero,
adesso.
Ma lo sarà fra pochissimo,
se non facciamo qualcosa per evitarlo.
Aspettiamo che arrivi,
il sushi su ordinazione.

Tu mi dici, sottovoce,
vieni con me.
Forse non lo dici, sottovoce,
ma lo dicono le tue mani che tremano.
Io ti credo,
non so perché.
Raccolgo le forze,
non possiamo farlo, adesso.
Aspettiamo che arrivi,
il momento perfetto.
Non oggi.
Arriva il sushi,
pronto per essere messo in due piatti nuovi.
Nero e bianco,
opposti concordi,
docilissime sfumature di colore,
respiri che cambiano ritmo.
Non adesso.

Ogni parola, sottovoce,
mi colpisce fortissimo.
Forse non le dici,
le dico io.

Mi accarezzo i lividi,
delle mie parole.

Tu mi dici, sottovoce,
mi sono innamorata di te,
anche per questo.
Anche di questo.
Questo.
Io.

Io ti credo,
mi chiedo perché.

Non ricordo dove siamo,
mentre cerchiamo del vino,
sembrano finestre pronte
per un cielo americano.

Sembrano gambe pronte,
per camminare nel mio inferno,
mani pronte,
per tenermi a galla nella tempesta.

Io non so perché,
ma ti credo da sempre.
Mi fido,
da sempre.

Forse dovrei capire perché