Archivio | gennaio, 2013

Il Sale

19 Gen

Guido in autostrada, solo.

Non c’è un cristiano,

troppo presto per essere mattina.

Non è questo il punto.

Dovrai tornare a casa,

prima o poi,

figliolo.

 

Avrei bisogno di Te adesso,

perchè non è mai abbastanza.

E abbastanza non è mai,

quello che vorrei di te. 

 

Ho davanti novanta giorni,

non mi spaventano.

Mi spaventano le notti,

perchè dormire è

dura come respirare.

Non è questo il punto. 

 

Che cosa è successo,

all’uomo sicuro, arrivato,

che scopre di non essere 

nemmeno partito. 

Troppi anni di sicurezza,

e non sei nemmeno partito. 

 

Arrivo,

e amici mi chiedono,

come sto,

Non vorreste mai saperlo, 

forse lo capite.

Sento il sangue arrivare,

lentissimo,

alla testa.

Dal cuore alla testa,

ci vuole una forza enorme.

Così sorrido,

che un sorriso non è

mai

una risposta. 

Ma non è questo il punto.

 

Io ti giuro,

tra tutte queste facce,

cerco la tua.

Per stare bene,

sentire il sangue 

tornare al cuore. 

E non sentirsi cadere ad ogni passo.

 

Forse non mi interessa,

sapere come stiate voi.

Forse non mi interessa,

da un pezzo,

la verità. 

Forse mi interessa solamente, 

sentire la sua voce,

e il mio sangue tornare

al cuore. 

E una lacrima,

mentre guido. 

 

Sto tornando,

vedi che ne sono capace?

Mi sorpassano tutti,

mentre ascolto la tua voce,

e il caldo di una lacrima,

che scivola verso la bocca. 

 

Parliamo di come stiamo,

parliamo di tutto,

tranne che di noi.

Dov’è finito l’uomo forte,

penso,

e mi ritrovo a scherzare.

Mentre assaggio una lacrima.

Ne avrei bisogno di altre,

penso.

 

Meno male che non mi vedi,

mentre piango ridendo.

Sento battere forte, 

il cuore egoista di un uomo 

che non piangeva da un pezzo. 

 

Potrei dire,

che è tutto finito,

nel momento in cui è iniziato. 

Se non avessi realizzato,

in quel preciso momento,

la tua perfezione. 

 

Se non avessi realizzato,

mentre mi sorpassano tutti, 

assaggiando una mia

dolcissima lacrima,

la tua perfezione. 

 

Vedi che sono tornato,

papà?

Piove,

non sono lacrime.

Sono un uomo forte,

mentre resto sotto la pioggia,

ad aspettare ancora un momento.

E’ arrivata un’altra notte.

E io ho bisogno di sapere che,

quella voce,

quelle parole,

sono solo per me. 

 

E’ pioggia,

tranquillo.

Non nasconderei mai una lacrima.

Talmente rare.

Sento il cuore rallentare,

guardo il cielo nero,

la mia perfezione potrebbe essere

solo mia.

 

Ma non è questo il punto,

vero?

Abbraccio mio figlio,

l’amore caldo di coperte e pigiami.

L’amore infinito,

in una promessa di un uomo forte. 

 

 

Sento il sangue arrivare,

lento,

alla testa.

Adesso,

posso solo adesso,

constatare la verità,

che ogni lacrima porta con se. 

 

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Niente

15 Gen

Sperando che tu mi faccia vedere la tua faccia,

devo andarmene. 

E che coraggio, a chiedermi come sto. 

La mia voce non suona molto bene,

vorrei che tu sentissi il mio cuore.

Che batte, dolorosamente,

tutti i santi secondi. 

Sono sobrio,

eppure sento tutte queste voci,

che mi dicono tutte queste opinioni. 

E’ durissima, 

fortunatamente non durerà molto. 

Che coraggio, a chiedermi come faccio,

dal momento in cui ho capito che tu,

e i tuoi capelli, e le tue mani, e le tue parole, e le tue braccia, 

siete la mia piccola perfezione.

In un mondo in cui, 

non c’è davvero niente di perfetto,

se non il tuo sorridermi. 

Devo andarmene, 

per il bene di tutto questo coraggio,

per non avere tutte queste paure,

mentre guardo la mia mano,

sanguinare. 

Che coraggio, a chiedermi se fa male, 

non è certo il primo pugno.

Ho un formidabile destro,

e un’arroganza sinistra,

quando, convinto,

dico di sapere dove debba andare

tutto questo.

Da tutto,

a niente. 

E adesso non so più nemmeno scriverne. 

 

Tutto quello che farei

14 Gen

Forse non lo hanno capito,
che quando ho bisogno di te,
ne ho bisogno subito.

Perfino quando sto bene,
non sia mai,
ho bisogno di te,
subito.

Posso sentire
il bisogno di essere dimenticato,
il freddo del divano
la solitudine di un lunedì mattina.

Forse non lo hanno capito,
ma io voglio essere dimenticato,
subito.

Non sento niente,
adesso.
Aspetto che mi venga un’idea
migliore,
per come finire questo disastro.

Vorrei non essere io a doverlo dire,
ma ho sbagliato tutto,
Quasi.

Tu sei una cosa giusta.
L’unica adesso.

Amici che mi dicono di scappare,
amici che credono io abbia voglia di ascoltare.

Quando ho bisogno di te,
ne ho bisogno subito.

Non ho nessuna valida ragione,
su questo divano,
per respirare ancora.

Eppure, tutti mi dicono di restare,
che la vita è questo.
Che vivere è dire di stare bene,
quando tutto ti distrugge.

Aspetto da me stesso delle risposte,
ma non so quando sarò pronto ad ascoltare.
Adesso devo stare qui,
mettermi insieme un’altra volta,
fare meno male possibile a
tutto il male che ho intorno.

Forse non lo hanno capito,
ma io ho bisogno di te.

Digressione 12 Gen

Ho una dannata paura,

di sentire il dolore,

buttarmi giù.

Ogni volta che sento la tua voce.

 

In un momento,

quando sento le forze risalire,

tenermi in piedi,

portarmi avanti,

penso di essere arrivato alla fine.

 

Arriviamo al punto,

mi ripeti.

Quale punto?

Delle mie paure,

del fatto che un uomo pulito,

non sia mai esistito?

 

Affrontiamo il fatto che,

ogni volta che ti dico che sto bene,

vorrei morire.

Piangere, crollare,

morire.

 

Avrei bisogno di te,

di più di così.

Tenermi per mano tutta la notte,

allora sto bene.

Tenermi per i capelli,

lasciarmi andare,

riprendermi mordendomi.

 

E ripeterti per sempre,

che sei perfetta,

con tutti gli errori che non hai

ancora smesso di fare.

 

Arriva al punto,

mi chiede la tua rabbia.

Il punto,

risponde la mia paura,

è che io sto morendo.

 

Di gioia,

si può morire di gioia?

Di dolore,

o forse solo della paura del dolore.

 

Tutto,

nulla,

tienimi ancora per mano.

Non ho il coraggio di dirtelo.

 

Ma ho paura.

Non sono le cose che vedo,

sono le cose che sento,

e non trovo niente di buono,

tranne le tue labbra,

niente di forte,

tranne le tue braccia.

 

Vieni con me,

qui dentro,

dove tutto è così provvisorio,

pauroso,

doloroso,

che finalmente ti sentirai a casa.

Ci sentiremo a casa. 

Poi

4 Gen

Poi,
immagino tu stia bene.
Come sto bene io,
ora.

Poi,
mi tocca immaginarti,
perchè non posso averti,
ora.

Poi,
la sera è il momento peggiore,
perchè mi viene da scrivere,
da vivere,
da fare l’amore.

Poi,
mi tocca ricordarti,
del tuo sorriso,
delle tue parole,
del nostro chiacchierare lento,
del tuo volermi a tutti i costi.

Poi,
mi resta solo da sognare,
immagino lo faccia anche tu,
di un momento,
domani,
in cui tutto il tempo,
le ore,
i pomeriggi,
i giorni,
siano solo miei.

E tuoi.

Nostri.

Poi,
aspetto paziente che questo
bruciare
fastidioso
della
troppa
vita,
mi faccia smettere di scrivere.

Poi,
di colpo,
immagino succeda anche a te,
mi rendo conto.
Qualcosa che assomiglia a un
sasso lanciato nel mare.
A un
filo di vento
nel caldo infernale.
A un
dolcissimo cioccolato
nel buio del digiuno.
Mi rendo conto.

Tu sei tutto.
Adesso.

La sera dell’ultimo dell’anno

1 Gen

Rimbalzano lenti i sassi sul mare.

Camminano pacifici, gli anziani con i cani.

Ondeggiano le foglie dei salici.

Le stelle si sono appoggiate sul cielo nero.

Vento caldo.

Libeccio.

Cammino senza sapere dove andare,

Nervi, la ferrovia, la passeggiata.

La gente si prepara a festeggiare,

le finestre illuminate.

Cammino senza sapere dove andare.

Senza te.

Senza sapere dove andare se tu non sei con me.

Senza te.

Allora respiro, guardo il mare, nero.

Una barca, un pescatore.

Solo.

Guardo il cielo.

Respiro forte, del caldo del vento del mare.

Posso solo pensarti.

Lo faccio.

Ti amo