Archivio | aprile, 2013

Al Civico 13

29 Apr

Tutte le volte che rivedo la tua faccia,

tra le fotografie che ti ho rubato,

mi sento un uomo a metà.

Quando sorridevi,

tra i minuti che ti ho rubato, 

mi sentivo un uomo migliore,

in un posto migliore. 

Quando decidi di scrivermi, 

non credo più a nulla. 

C’è un casino incredibile dentro quest’anima. 

Non credo più ai sogni. 

Tu sei stata l’inizio della fine. 

Io, che cerco di vivere questi posti,

questi volti, 

questi momenti,

senza sentire il tuo respiro, 

farsi veloce sul mio collo. 

Disperazioni abbracciate, 

intorno il vuoto,

non credo più a nulla. 

Tu, 

tutto intorno una vita di abitudini,

Io,

che scaverei fino a farmi sanguinare le mani,

per ritrovare il tuo sorriso.

Sepolto dalle tue paure. 

Non c’è altro modo, 

perchè ho iniziato a cadere velocemente.

Ho dimenticato quanto bello fosse,

quanto folle fosse,

sentirsi vivo nelle braccia di una donna. 

Prendi questo mezzo uomo,

portalo a vivere tra le tue braccia,

dentro le tue abitudini sbagliate,

nascosto in mezzo al tuo carattere.

Che sembra un treno a vapore che corre

su binari di cristallo.

Costruisci il tuo nuovo cielo,

con i pezzi del mio cuore.

Che,

manco a dirlo,

sarà sempre tuo.

Non credo più a nulla,

ho visto tutto.

 

Annunci

Fragilità

17 Apr

Guardo il sole,

pieno e caldo,

mentre un gabbiano gira in cerchio sopra i tetti,

rossi, e le sdraio bianche, e le piante verdi di primavera.

Ti ho scritto,

sotto questo cielo,

dentro questo giorno,

per dirti semplicemente che sei tu,

la mia vera primavera.

Mi hai lasciato,

con risposte affilate come coltelli,

solo davanti a questo cielo,

in mezzo a questo giorno,

a sperare solo che venga sera,

presto.

Il prima possibile,

perchè la mia fragilità si vede bene,

sotto al sole di primavera.

Di notte riesco a nasconderla,

tra le luci della città,

nei riflessi di questo mare,

sotto i ponti della ferrovia,

nei posti dove vado a nascondere la mia anima. 

Ma adesso, rimango fermo,

a osservare un gabbiano, 

che mi gira intorno come la tua rabbia.

Fragile, come l’illusione di poterti dire

tutto,

tutto quello che sei per me. 

Come stai bene in jeans, 

mia piccola luce,

come stai bene sempre, 

mia grande primavera. 

Così aspetto sera,

non so nemmeno se ti rivedrò.

Hai mai voluto essere davvero coraggiosa?

Questa luce mi terrorizza,

mi terrorizza il giorno,

mi terrorizzano le cose che,

in fondo,

riflettono la mia fragilità.

Volevo farti sentire amata,

cullata da questo sole,

ti ho fatto sentire tutto il dolore,

che potevo.

Odio quando la notte mi lascia,

e arriva la luce,

sembra in fondo,

che abbiamo lo stesso problema.

Un problema con me.

Questo dovrebbe renderci le cose più facili,

hai mai voluto essere amata davvero?

Dimmi come ti posso riconoscere adesso,

che vuoi diventare un altro compromesso,

tra tutti quelli che,

ansiosamente,

mi volano sulla testa.

Stando vicini, per mano,

avremmo potuto risolvere questo problema.

Voglio ascoltare,

il mio problema,

per proporgli la mia soluzione.

Mi siederò a cena con la mia fragilità,

in uno dei ristoranti sul porto,

da dove si vedono le barche beccheggiare pigramente.

Ti amerò per il resto della mia vita,

tu puoi amarmi fino alla fine dei miei giorni?

Io lo farò,

adesso lo sto facendo, per poter iniziare, finalmente,

il viaggio verso casa.

Voglio cambiare,

le carte in tavola,

senza capire come si possa finire,

pugnalati da una risposta.

Lo farò,

aspetterò che le mie mani sanguinino,

scavando in tutto questo dolore,

che sono io.

Ruberò i tuoi occhi,

ma questo è un altro discorso,

per portarli a guardare il mio sole.

Per il resto dei miei giorni.

Questo era il biglietto.

Non si regalano mai fiori senza un biglietto.

Questa Volta

15 Apr

Questa volta,

ho fatto la cosa giusta. 

Questa volta, 

ci sono solo giorni di sole davanti a noi,

pensavi,

hai fatto la cosa giusta. 

Questa volta, 

ho preso i primi fiori, 

verso sera, quando il traffico impazzisce. 

E ho camminato verso il nulla, 

di erba, di baracche e di vento fresco. 

Mi sono portato le mie ombre, 

questa volta, 

per sentirmi meno solo. 

Avevo l’impressione avrebbe fatto,

meno male,

meno, molto meno. 

Fischio,

questa volta,

una canzone,

mentre piango camminando.

Piango,

questa volta, 

perchè il male è davvero troppo,

il dolore davvero infinito,

e sono sicuro, 

finalmente,

di non farcela da solo.

Questa volta,

sono davvero solo,

fottute ombre, 

Solo,

raccolgo due fiori,

piango mentre la gente intorno a me corre,

cammina,

passeggia. 

Piango tutte le lacrime che ho,

perchè il mio passato ha,

questa volta,

spaventato a morte il mio futuro. 

Ho visto,

finalmente,

il mio futuro scappare,

per non piangere con me del mio passato. 

E solo,

questa volta, 

fischio una canzone,

che mi piaceva tanto. 

Non vedo l’ora di scappare da tutto. 

Questa volta. 

 

Lacrime d’inverno

1 Apr

Sento arrivare tutte le mie lacrime,
Salire veloci fino agli occhi.
Fuori fa freddo,
sento le dita gelate dell’inverno,
sento la fame di primavera,
passando vicino a una magnolia.
Sono tutta la forza delle mani che,
fino a ieri,
mi hanno sostenuto e che,
oggi,
mi lasciano
solo.
Sono, in fondo, questa forza.
Io sono forte.
Forte di tutto questo amore,
che ho dato e che darò.

Nel modo sbagliato,
alle persone sbagliate,
nel modo migliore,
alle persone migliori.

Io sono forte delle mie lacrime,
del sentirle arrivare in gola,
della rabbia che mi esplode in petto.
Del freddo che congela la notte,
della solitudine di un uomo che cammina,
sul bordo della statale.
Trascinando una piccola valigia nera.

Io sono solo,
di una solitudine fatta da milioni di mani
che volevano sostenermi solo quando,
prematuramente,
non osavo camminare da solo.

Io sono il coraggio,
perché non ho paura di nulla.

Se non di me stesso.