Archivio | settembre, 2013

Stupisce

27 Set

Stupisce che, 

in fondo, sia tutto qui. 

Un cielo intero non basterebbe a tenere tutte le volte che, 

tu trattenevi il respiro e io seguivo il tuo sudore. 

Poi te ne sei andata,

da me e da questo cielo.

O forse ti ho cacciata, 

senza che tu potessi capirlo,

senza che tu potessi fermarlo. 

Non credi più alle mie mani, 

e scappi dentro il portone, 

pensando che in fondo,

per fortuna, 

è tutto finito. 

Come stai? Io bene, 

buona fortuna, anche a te. 

Vorrei sentirti dire che,

in fondo, 

c’è stato qualcosa di speciale. 

L’eleganza di un ricordo è nel vestito che 

i tuoi pensieri vogliono mettergli. 

E sarebbe un peccato davvero, 

continuare a strappare brandelli di quel cielo, 

in nome di un orgoglio che,

alla fine, 

non ha davvero nessun valore. 

Colpa mia, 

penso osservando il tramonto feroce che morde il ponte, 

e il rumore delle macchine copre il mio respiro affannato. 

Correvo verso casa.

 

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Arriviamo al punto

22 Set

Svaniscono le parole, 

si confondono i confini, 

che dovrebbero difenderci. 

E invece ti rispondo, 

che sto bene,

tutto bene. 

Abbastanza non è mai abbastanza, 

Barcellona di sera con la pioggia,

io che piango,

accucciato sul pavimento,

freddo. 

In più di duecento giorni, 

meno di un anno,

sempre più di un momento,

non ho mai voluto ascoltare la verità.

La stanza è vuota,

con me dentro, 

e sento mancare le forze, 

egoista insonne, bianco come un cadavere. 

Sento bollire il sangue, 

vorrei urlare fino alla fine,

alla fine del fiato,

alla fine di questo tempo,

alla fine di questa sofferenza. 

I denti stringono, 

forte, 

per tenere dentro il singhiozzo. 

Ancora, 

 

Così, in basso

19 Set

Forme, 

dolci curve, 

strada tortuosa, questa. 

Credevo mi portasse a un punto,

mi dico mentre osservo il sangue uscirmi dalle ferite. 

Invece, 

senza nemmeno correre,

senza nemmeno andare troppo per il sottile, 

mi lascia nel tramonto di un giovedì qualsiasi,

senza ne freddo ne caldo, 

senza nemmeno poter tornare nella mia piccola,

casa senza balconi, sorrisi e rumori. 

Scrivo, 

con una penna nera di un albergo tedesco, 

il mio diario personale di questo viaggio. 

Striscio contro la parete,

il gesso mi macchia le mani, 

polvere maledetta, 

per scappare a uno sguardo.

Fa male, 

nemmeno sto a dire quanto. 

Fa bene, 

nemmeno credevo potesse esistere,

così tanto bene. 

 

 

Tu mi hai dato tutto. Lo hai fatto, vero?

10 Set

Aspetto che la sveglia suoni ancora,

c’è una strana luce,

arriva l’autunno, molte cose cambiano. 

Aspetto che l’odore del caffè riempia la cucina, 

suona il telefono,

non rispondo. 

Aspetto davanti allo specchio,

che mi scappi un sorriso, 

mentre tiro la cravatta blu. 

Tu mi hai dato tutto.

Lo hai fatto, vero? 

Aspetto seduto che l’aereo parta, 

sfogliando un giornale, 

ripassando a memoria, 

tutte le meraviglie che ci sono state. 

Aspetto un taxi, nero e giallo, 

sotto una pioggia calda,

l’autunno è già arrivato, 

forse avrei potuto camminare. 

Tu mi hai dato tutto,

ne siamo proprio sicuri? 

Aspetto che la radio passi

qualcosa di diverso da questa fottuta 

musica spagnola. 

Avrei potuto camminare, 

fino alla fine delle pozzanghere, 

pulito dall’acqua, tiepida, 

che il cielo butta sulla speranza. 

Aspetto che il mio cuore, 

povero cristo,

smetta di battere senza un ritmo. 

Aspetto che questo splendido isolamento ovattato,

abat jour di plastica, frigobar e condizionatore, 

faccia il suo mestiere. 

Non credo tu mi abbia dato tutto. 

Aspetto che il sonno arrivi, 

sdraiato su un letto nuovo, 

un letto nuovo ogni giorno, 

nessun letto è mio,

nessun sonno è mio. 

Tu mi hai dato solo quello che volevi darmi,

so di essere un fallimento ai tuoi occhi,

perchè i tuoi occhi non sanno vedere. 

Tu mi hai dato tutto, 

ma non mi hai mai dato nulla. 

E hai lasciato il mio cuore,

appoggiato sul cofano di una macchina, 

nera e lucida, 

senza sperare davvero che potesse smettere,

di battere. 

Aspetto, ancora, il sonno, 

in silenzio, 

contando i passi che sento nel corridoio.

Linoleum, neon, plastica, ibuprofene. 

Tu non mi hai dato niente,

se adesso non sei qui a riprendertelo. 

 

(poesia in concorso per “Reading Autunno Beat 2013”. Se vinco, almeno ho vinto)

Nebbia, la fine è davvero vicina

6 Set

Ci sono mattine in cui mi sveglio,

e questo è già un problema. 

Ci sono intere giornate,

che fuori dovresti vedere il sole che c’è.

Qui la nebbia copre tutto. 

E poi, 

inaspettatamente, 

da solo,

mi ricordo di cosa eri tu per me. 

Hai scavato con me,

grattando il fondo in silenzio,

guardandomi fumare e ascoltando le mie mani. 

Capendo, 

prendendo, 

una strada lunghissima. 

Peccato tu sia scesa. 

Camminavamo bene insieme. 

Ci sono pomeriggi in cui avrei solo voglia,

di arrivare da te. 

Mi fermo sullo zerbino, 

eletto a cassaforte della mia paura. 

E poi torno nella mia nebbia. 

Perchè una tua parola sbagliata, 

sarebbe la fine, davvero vicina. 

Ci sono sere in cui mi siedo,

suono la chitarra per non sentire il rumore del tuo ritorno. 

E aspetto che tu mi sbatta in faccia, 

quella devastante bellezza che solo io ho amato 

così tanto. 

E poi, 

respiro e mi metto seduto sul tuo ricordo,

come illuminavi tutto, 

come riempivi tutto,

come saziavi tutto. 

Nebbia.

Finirà. 

 

la mia schiena piegata

1 Set

Ho preso il buio intorno a me,
ho reso luce ai contorni.
Ho preso le bugie che mi schiacciavano,
sollevando i dubbi e le incertezze.
Ho lasciato che i colpi che davi alla mia anima,
affondassero nella carne e nel rhum,
per poi non sentire più male.
Ho preso il silenzio in cui ero caduto,
e ho urlato le più belle parole,
verso il cielo, verso il sole.
Ho cercato nel fondo,
un sasso bianco e liscio,
per portarlo con me,
fuori.
Finalmente.
Ho sorriso alla gioia,
del presente,
di un pomeriggio,
senza pensare alla notte,
per la prima volta.
Da troppo tempo.
Candele che bruciavano,
rosmarino e violetta,
nessuno oltre i miei piedi,
nessuno per il mio vino,
bianco come un dispetto.
Ho preso il mio modo,
patetico e teatrale,
di coccolare un dolore,
e ho lasciato cadere insieme anche
i cocci del cuore che, rotto,
ha smesso di funzionare.
Allora ho respirato,
guardando un’ombra di donna nel tramonto,
ascoltando il suo ondulare,
leccando il bordo del bicchiere,
e
senza pensare,
ho sorriso.
Tutti, ho preso,
senza paura di rimanere senza nessuno.
Grappoli di vita,
brandelli di respiri,
confusi dalle tende verdi di un locale.
Braccia che stringono braccia,
che abbracciano corpi che lasciano tracce.
Inonda,
questo sole,
gli occhi di chi ha il coraggio,
anche solo per un momento
di guardare dentro le cose.