Archivio | gennaio, 2014

La solitudine del pianista

23 Gen

Smettila di lanciare sassi al sole,
è troppo lontano dalle nostri notti,
per averne colpa.
Sto fumando uno dei nostri sogni,
uno di quelli in cui non parlavi,
attraversando la città con me,
scivolando in moto fino alla fine della tua felicità.
Siamo conosciuti da queste parti,
per le nostre solitudini maledette,
per la nostra cecità ostinata,
per non aver niente da dire quando tutti urlano.
Smettila di provare a essere quello che,
non lo ammetterai mai,
non vorresti nemmeno essere.
Distinte sfumature dello stesso tramonto,
molto lontano, appoggiato a una scala gialla di un metró.
Non stasera,
smetti di lamentarti,
ingoia pazientemente la mia rabbia,
io berrò la tua delusione,
accarezzando la conchiglia perfetta
che tiene racchiuso il nostro segreto.
Mi prenderò un pezzo preciso della tua pancia,
Mangiando la tua pelle liscia,
su cui scorre il mio sudore,
su cui sono scivolati in molti.
Smetti di lamentarti di un passato che non ha mai fatto rima,
con nessuna bella parola,
con nessun bel modo di dire.
Io aspetterò, trasalendo,
in silenzio.
Là dove non c’è niente da aspettare,
là dove nessuno si vuole fermare,
(proprio dentro ai tuoi occhi, appoggiato a una delle tue strane fobie)
senza nemmeno provare a ricordarti da quale storia veniamo.
Smettila di chiedere perdono per colpe che non abbiamo,
almeno adesso.
Cantami quella canzone che provavi a sussurrare,
ubriaca di rhum, di freddo e delle mie parole,
appoggiata a un tavolino di un bar.
Smettila di allontanarmi dalla tua vita,
la mia mano appoggia piano un dito e un progetto.
Poi accompagniamoci fino alla fine,
ma senza scappare.
Teniamo il respiro,
arrivando li.
Seduti in riva a un fosso,
senza nessuna intenzione di finire

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Come la polvere

5 Gen

Come la polvere
che si appoggia,
qualche comprensibile dubbio,
arriva sereno alla mente.
Come le immagini di tutto quello che abbiamo fatto,
le onde del mare tornano sempre a bagnarmi
i piedi bianchi dal freddo.
Come ogni dettaglio, fin dal tuo profumo,
che vive di vita propria nei miei occhi,
anche questo sole inaspettato arriva a scaldare.
Adesso tutto fa meno male,
adesso sembra tutto passato,
o perfino finito,
anche se tu, che hai detto basta,
sai benissimo che non finirà.
Mai.
Come il rumore che faceva la tua felicità,
stupende note di piano arrivano nelle mie orecchie,
mentre cammino pigro per le strade del centro.
È una musica che non vorrei mai sentire finire,
quando il pianista lascia le dita cadere sui tasti.
È un ricordo che non mi lascia mai,
nemmeno quando dormo.
Luce al neon blu,
come la polvere,
mi si appoggia addosso mentre mi nascondo
dentro a un portone.
Una vita fa, adesso,
cercavo di farti tacere
mentre cercavo di farti godere.
Non riuscivo.
A farti tacere.
Come la pioggia,
che non riesce a fermarmi.
Continuo a camminare,
nel cuore della città,
in tutte queste meraviglie,
che mi ricordano quanto, come, quando.
La fine di una conversazione mi sveglia,
ricomincio a camminare,
non smetterò mai.
Come la polvere.