Archivio | aprile, 2014

Un filo di fiato (correva l’anno)

7 Apr

Correva l’anno 2013,

gente che voleva fare un sacco di festa, 

non c’entra nulla la voglia di vivere,

è solo voglia di dormire addosso a qualcuno,

per credere che questo risolva, anche lontamente,

la fame d’amore confusa dietro a una tenda di passioni e pompini. 

Correva l’anno 2013,

bevevo superalcolici e vino bianco, 

mangiavo poco, quando mi ricordavo, 

correvo verso il rischio di finire male,

rallentando solo per aspettarti. 

Correva l’anno 2013, 

bell’anno di merda,

in fondo per me e tutti quelli attorno. 

Come hai detto che ti chiami?

Correva l’anno 2013,

e mi si fermava la moto sempre nei posti più sbagliati,

bastava arrivarci e spegnerla,

e poi maledirla per avertici portato.

Sono sempre stato allergico agli anni dispari,

alle coppie pari,

alla Milano di questi poveretti,

che si fanno i complimenti per le scarpe.

Eppure ci vivo,

eppure adoro farti i complimenti per,

a mio modo di vedere,

come tu porti le scarpe che altre,

poverette,

nemmeno si sono sognate di poter comprare.

Correva l’anno 2013,

ho smesso di ascoltare il mio battito,

corro con un filo di fiato,

in un prato che porta dritto alla fine della città.

Voler scappare a piedi,

diciamolo,

è un’idea suicida,

quando chi ti rincorre, è seduto sulle tue spalle.

Correva l’anno 2013,

ricordo una certa allergia per gli ascensori,

e per la gente che ci incontravo dentro.

Per questo prendevo le scale,

per questo scappavo verso il parcheggio,

per questo bevevo sempre poco di più di quanto ci si debba aspettare,

da un uomo sull’orlo della sua più grande sconfitta. 

Correva l’anno 2013.

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