Archivio | luglio, 2014

Dentro L’immenso

24 Lug

Mi sento così stupido,

Soldatino.

Sono nessuno senza di te,

eppure sei stata qui così poco,

così tanto tempo fa. 

Sono nessuno, 

non ho bisogno di te.

Ho bisogno di noi. 

Di te non ho fatto in tempo ad avere bisogno,

di noi ho sentito subito la mancanza,

sapendo che poi sarebbe stato,

impercettibilmente, 

un ricordo futuro.

Alcune parole,

che ci siamo risparmiati,

le ho ripetute viaggiando solo. 

Per sentirne l’eco,

mentre respiravo ancora il tuo profumo,

salato di sudore,

di tutte le fatiche che hai fatto per arrivare da me. 

Mi sento nessuno

nessuno potrà amarti come ho fatto io.

Tu non crederai a quello che ti dico,

ma io soffro del non essere noi, 

senza dirlo a nessuno,

che nessuno vuole ascoltare un lamento sincero,

carne su carne, 

ricordi su ricordi. 

Un pezzo di te,

ti sei dimenticata,

mentre dipingevi con le dita sulla mia schiena, 

e il sole picchiava la città e il fiume, 

un pezzo di te. 

Un pezzo di cuore,

non te lo renderò,

lo voglio tenere.

Lo rimetterò al suo posto,

quando mi prenderò il resto

 

 

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Punto

10 Lug

Un punto, hai messo un punto.

Ma prima le tue labbra, 

disegnavano parole senza far rumore. 

Dicevano, seguimi. 

Segui il discorso.

Vieni a Ovest. 

Segui le nuvole. 

E io in quell’Ovest, per un momento,

il tempo di labbra abbassate,

ho avuto la certezza di potermi perdere. 

Definitivamente. 

Ma come hai fatto? 

Ma come hai fatto, baby? 

Ma prima le tue mani,

lasciavano pensare,

spostavano pensieri,

tenevano le fila. 

Dicevano, dolcemente, 

resta, vieni.

Vieni e resta. 

E io, a starti dietro,

che non è facile, 

perchè conosci la strada, 

e cammini sola da troppo tempo,

per ricordarti di aspettarmi. 

Ma prima le tue gambe,

Dio mi prenda 

ma solo dopo averle baciate,

lasciavano capire.

Non c’è niente da capire,

guidando pensavo.

A me va bene anche questa città del cazzo, 

e le sue strade deserte, 

a me va bene tutto,

pensavo.

Fermati.

Aspettami

Le cose, mi spiegavano i tuoi occhi,

non vanno così.

E’ tutto qui.

E così, sono partito per andare a Est

del tuo Ovest. 

Le cose, mi spiegavano i tuoi sorrisi, 

non vanno così,

da queste parti, piccolo. 

Parti, in fretta, e non tornare. 

Leggi, piano, e non amare. 

Prova, almeno, a ricordare. 

Delicatissimo,

il tuo modo di appoggiare punti 

dove io dimentico di metterli. 

A Ovest,

nel centro dell’incrocio tra perdizione e infinito.

Nel mio Ovest.

Questo non dimenticarlo, baby.