Archivio | ottobre, 2015

Se, solo

25 Ott

Niente sopravvive al weekend,

come le luci che si accendono sul tuo corpo.

Sdraiata, nuda, per me,

che dici che sono innocuo.

Adori raccontarti questa bugia,

come adori sentire la mia voce,

che cambia tono quando l’immagine

di quel corpo perfetto, si accende come luci nella sera.

Dio mi ha combinato molti casini,

non avrebbe potuto farmene uno migliore.

Facendo il tuo sorriso,

ha deciso di illuminare il cielo e lasciare

morbide labbra da mordere all’angolo,

per lasciarmi dire, senza parlare,

che l’amore sconfina nel desiderio.

Poi ha fatto la tua schiena,

per dare modo agli uomini di perdersi,

sconfinando sul collo.

Vorrei essere l’unico a conoscerne 

la via d’uscita. 

Che porta dritta al mare che Dio ha fatto,

nella tua pancia, appena sopra la perdizione scontata del tuo profumo,

per farmi decidere di restare, fermarmi, appoggiarmi, in silenzio.

Poi ha pianto, Dio, disegnando i tuoi occhi,

che raccontano storie e fanno domande,

ha voluto farne due così,

per poi non farne più.

L’unica cosa che ho chiesto a Dio,

dammi il suo sospiro,

miagola, con la voce spezzata,

dammelo tra le mani,

mentre appoggiato,

nudo,

deciderò di restare lì. 

Giocando col le dita,

disegnando il contorno del mio desiderio,

senza fare il peccato di disturbarlo,

prendendone il piacere,

aspettando di berne la fine, 

tenendo tra le mani due gambe tremanti,

ascoltando un miagolio rotto dal respiro.

Dammi questo, Dio.

In fondo lo hai fatto per me.

Non sono cose che si chiedono a Dio,

mi ha risposto.

Sarò un uomo migliore,

forse,

dopo averla presa di spalle,

mangiandone le orecchie,

accarezzandone il desiderio,

leccandone la fine,

rompendo il confine tra pensieri, progetti e parole,

facendolo piano, per poterlo ricordare per sempre,

di un lento movimento, tipico delle barche appoggiate sul mare.

Beccheggiando, senza mai togliere gli occhi dai suoi,

esplodendole sulla pancia,

per poi tornarci,

sfinito, sfumato, pieno,

ad appoggiarmi.

Non sarò un uomo migliore,

ma sono perfetto per questo.

Innocuo,

dice.

Col cazzo,

dirà,

sfinita.

Felice.

Finalmente.

Se solo,

se,

solo.

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Trovami un posto

19 Ott

Trovami un posto comodo,

che io nella tua vita voglio starci tanto.

Trovami un posto da dove io possa vedere

tutti i giorni

il tuo sorriso.

Immaginando di rubarti un pezzo di bocca,

prendendo per le quella perfezione.

Trovami un posto comodo,

devo portare le mie cose.

Due baci,

promessi e mai ritirati,

dei libri, per ingannare l’attesa

e qualche quaderno per disegnare.

Trovami un posto comodo nel tuo cuore,

voglio abitarlo per sempre.

Non sai darmi un nome,

non bisogna dare un nome a tutte le cose,

ma solo a quelle che vuoi che restino nel tuo cuore.

Trovami un posto comodo nella tua testa

fammi spazio rubandolo alla paura.

È spazio sprecato, quello dato alla paura.

Lo riempirò con i sorrisi e gli sguardi,

saranno solo pensiero belli,

come nuvole bianche e soffici in cielo.

Trovami un posto tra le tue spalle,

nel punto dove inarchi la schiena.

Che lì mi voglio appoggiare,

come un uomo sfinito dal mare si aggrappa a uno scoglio.

Trovami un posto tra le tue gambe,

voglio restarci a lungo, respirando, mordendo, mangiando e morendo.

Lasciami li per una stagione,

guardami dall’alto implorandomi di smettere,

pregandomi di continuare.

Trovami un posto di fianco a te,

nelle cose che la vita ti darà da guardare.

Saremo spettatori divertiti di una partita non nostra.

Trovami un posto ai tuoi piedi,

che io possa, baciando, risalire fino alla pancia.

Trovami un posto,

dammi un nome,

chiamami a te sussurrandolo,

prendimi piano,

io lo aspetto.

Trovami un posto dove io possa stare.

Mantieni il segreto,

non dirlo a nessun altra.

Io li sarò solo tuo.

Nudo,

sorridente,

io.

Trovami un posto,

per farlo prenditi tempo.

Poi vieni in quel posto,

tu,

nuda,

sorridente.

Trovami.

Li.

Ad aspettarti.

1440

13 Ott

Ora,

sai quanti minuti ci sono in un giorno?

Millequattrocento e quaranta.

Ora,

tu sai quanti minuti ho perso a pensarti oggi?

Beh,

tu dirai, ci mancherebbe, sono divinamente bella.

Beh,

ti risponderei io, ci mancherebbe, hai ragione.

Però,

oggi pioveva.

Giornata uggiosa, cielo grigio, pioggia piccola e fastidiosa.

E io mi dico,

così per dire,

perchè non fare l’amore tutto il giorno?

Sarebbe un bel progetto.

Che io,

nei millequattrocento e quaranta minuti,

di pioggia e nuvole grigie,

ci ho pensato almeno mille minuti.

A farti l’amore,

a lasciarti senza speranza.

Senza respiro,

più che senza speranza.

Io,

oggi,

ho pensato a tutto questo…

Prendendoti delicatamente la schiena,

lasciandomi del tempo,

nei millequattrocento quaranta minuti,

vorrei esplorarti come una spiaggia deserta.

Comunque,

tornando a noi,

sai quanti minuti ci sono in un giorno?

Bene,

più della metà vanno a te.

Insomma.

Io mi farei delle domande.

Fattele.

Io sono pieno di risposte.

Per te.

E di minuti.

Carillon

9 Ott

Sai fare quella magia,

che credevo di aver dimenticato.

Quella magia che noi abbiamo paura a chiamare con il suo nome.

E’ una magia che si può fare in tanti modi differenti.

Tu sei brava a farla con il sorriso,

ti ho visto farla una mattina d’estate.

Tu sei brava a farla con le mani,

ti ho visto farla in un pomeriggio d’autunno.

Tu sei brava a farla con le parole,

ti ho sentita farla poco prima che mi esplodesse il cuore.

Sai fare quella magia,

che sei la prima ad aver paura di chiamare con il suo vero nome.

Mi piaci, sai, quando hai paura?

Promettimi che se avrò fame,

con questa magia mi sazierai.

Promettilo.

Le promesse sono splendidi guanti con cui si veste,

quella magia che hai paura a chiamare per nome.

Promettimi che non avrai paura di domani,

promettiamolo insieme.

Tu sai fare una magia,

come una ballerina di un carillon,

che avrai già fatto a qualcun altro.

Io non ho mai visto,

ne mai sentito,

la tua magia.

Ed è stupendo.