1440

13 Ott

Ora,

sai quanti minuti ci sono in un giorno?

Millequattrocento e quaranta.

Ora,

tu sai quanti minuti ho perso a pensarti oggi?

Beh,

tu dirai, ci mancherebbe, sono divinamente bella.

Beh,

ti risponderei io, ci mancherebbe, hai ragione.

Però,

oggi pioveva.

Giornata uggiosa, cielo grigio, pioggia piccola e fastidiosa.

E io mi dico,

così per dire,

perchè non fare l’amore tutto il giorno?

Sarebbe un bel progetto.

Che io,

nei millequattrocento e quaranta minuti,

di pioggia e nuvole grigie,

ci ho pensato almeno mille minuti.

A farti l’amore,

a lasciarti senza speranza.

Senza respiro,

più che senza speranza.

Io,

oggi,

ho pensato a tutto questo…

Prendendoti delicatamente la schiena,

lasciandomi del tempo,

nei millequattrocento quaranta minuti,

vorrei esplorarti come una spiaggia deserta.

Comunque,

tornando a noi,

sai quanti minuti ci sono in un giorno?

Bene,

più della metà vanno a te.

Insomma.

Io mi farei delle domande.

Fattele.

Io sono pieno di risposte.

Per te.

E di minuti.

Carillon

9 Ott

Sai fare quella magia,

che credevo di aver dimenticato.

Quella magia che noi abbiamo paura a chiamare con il suo nome.

E’ una magia che si può fare in tanti modi differenti.

Tu sei brava a farla con il sorriso,

ti ho visto farla una mattina d’estate.

Tu sei brava a farla con le mani,

ti ho visto farla in un pomeriggio d’autunno.

Tu sei brava a farla con le parole,

ti ho sentita farla poco prima che mi esplodesse il cuore.

Sai fare quella magia,

che sei la prima ad aver paura di chiamare con il suo vero nome.

Mi piaci, sai, quando hai paura?

Promettimi che se avrò fame,

con questa magia mi sazierai.

Promettilo.

Le promesse sono splendidi guanti con cui si veste,

quella magia che hai paura a chiamare per nome.

Promettimi che non avrai paura di domani,

promettiamolo insieme.

Tu sai fare una magia,

come una ballerina di un carillon,

che avrai già fatto a qualcun altro.

Io non ho mai visto,

ne mai sentito,

la tua magia.

Ed è stupendo.

Ocean Tide

20 Feb

Ubriaco abbracciato a una abat jour,

l’ultimo della classe, in fatto di sbornie.

Piango lacrime di alcool e ricordi,

di te che parlavi così bene,

mentre pensavo all’estate.

Così tante volte, mi hai messo l’estate nel cuore,

che quando te ne sei andata,

ho pensato di non volerci credere.

Un pianoforte, un po’ scordato, suona una canzone dolcissima,

di Oceano e Ricordi.

Nuda, sul letto, davanti allo specchio,

sorniona come una gatta

adorante come un pastore.

Non so più cosa pensare, ubriaco e solo,

quando mi affonda il tuo ricordo.

Mi sembra quasi di far fatica a respirare.

Ma poi mi passa.

DioBono

4 Set

DioBono è una canzone disperata,

che voleva essere una poesia.

Ma ho capito che non son mica buono,

a far delle belle poesie. 

E arriva un’età in cui a meno che tu non scriva belle poesie,

sarebbe meglio smettere. 

DioBono,

se smetto di scrivere cosa cazzo mi rimane? 

Niente, allora vado avanti, 

mi impegno a leggere buone poesie, 

bravi poeti,

ottima gente. 

Che palle, dico,

ma DioBono è questione mica solo di muse, culo e versi.

Che poi a me il culo non manca mica, 

e mi vengon dei versi mica male.

La musa va e viene,

che quando viene è bello,

quando va, ci scrivo sopra. 

E niente,

DioBono,

mi vien da piangere. 

Ieri, a piedi nudi,

camminavo vicino alla Tangenziale, 

che uno mica può scriverlo così com’è.

E mi veniva da ridere, 

che c’ho la musa che va,

e mica viene. 

E va in giro,

tra nuvole, pensieri e lenzuola.

Le nuvole non son mai state mie,

le lenzuola son di un altro,

e i pensieri di una musa 

non sono mai tutti tuoi. 

E che cazzo,

DioBono,

o scrivo una poesia sulla tangenziale

o una poesia su me che rido a piedi nudi davanti all’uscita 7B,

che è anche un brutto incrocio. 

Invece, 

DioBono,

sarebbe meglio di far l’amore, 

sudando fuori tutte le fatiche

come se non ci fossero i pensieri e le nuvole. 

Se no,

poi è ovvio che non c’è nulla di bello. 

DioBono è una canzone disperata

Ma Dove Sei

1 Set

Ma dove sei,

che ti ho allontanata

perchè tu ti appiccicassi?

Ma dove sei,

che in questo casino,

avevo bisogno di te come il sole ha bisogno dell’estate.

Ma dove sei,

pensa,

pensami,

pensaci,

ma dove sei? 

Butto sassi nel laghetto,

seduto sulla sponda con due barboni, 

e gli aerei che passano a due dita dal cielo, 

e il rumore del traffico,

e il sole caldo,

si può chiamare estate questa?

Vuoi perderti questo spettacolo,

ma dove sei?

vuoi perderti questo spettacolo?

Adesso respiro con calma,

cammino con calma,

piango con calma.

E con calma te lo dico,

ma dove sei? 

L’amore,

come la migliore delle scommesse,

si fa in due.

Come la guerra. 

Come la pace,

come la fine, 

come l’inizio.

Ma dove sei? 

Che in due, 

avremmo lanciato meno sassi,

buttato meno parole,

passato più tempo,

corso meno rischi,

lasciato meno punti sospesi. 

Ma dove sei?

Lancio l’ultimo sasso e vado a casa.

 

ti guarderò invecchiare

19 Ago

Pensa
non abbiamo mai fatto l’amore sui sedili dietro della macchina.
E non abbiamo nessuna fottuta idea
dei danni che le nostre mani,
realmente,
possano fare.
Vorrei passare pomeriggi di sole caldo,
guardandoti raccogliere pensieri e
pigra
con le mani spostare i sassi vicino al mare.
Su un telo viola,
stesi al sole,
arresi alla vita.
Senza chiederti scusa per il mio passato,
ma solo guardandoti sorridere.
Pensa,
non ho ancora finito di contare quei nei disordinati,
isole di un arcipelago che navigherò,
prima di approdare alla mia isola.
Dove farò di te la mia casa,
e non avrai paura dei miei silenzi,
e non avrò paura delle tue mani.
Piangeremo insieme,
lo faremo.
Molto meno di quanto rideremo,
che noi siamo soldati della nostra felicità.
Ed è una guerra che combatteremo,
insieme,
per sempre.
Pensa,
non ti ho ancora vista uscire dalla doccia,
stanca dell’amore di un pomeriggio,
che torni sulla mia pancia,
a casa.
Come posso pensare,
anche solo per un momento,
di non farlo.
Guardarti invecchiare,
aspettare insieme i tramonti,
seduti su una panchina,
a festeggiare anniversari dal numero infinito.
Questo vorrei fare.
Amarti.

Dentro L’immenso

24 Lug

Mi sento così stupido,

Soldatino.

Sono nessuno senza di te,

eppure sei stata qui così poco,

così tanto tempo fa. 

Sono nessuno, 

non ho bisogno di te.

Ho bisogno di noi. 

Di te non ho fatto in tempo ad avere bisogno,

di noi ho sentito subito la mancanza,

sapendo che poi sarebbe stato,

impercettibilmente, 

un ricordo futuro.

Alcune parole,

che ci siamo risparmiati,

le ho ripetute viaggiando solo. 

Per sentirne l’eco,

mentre respiravo ancora il tuo profumo,

salato di sudore,

di tutte le fatiche che hai fatto per arrivare da me. 

Mi sento nessuno

nessuno potrà amarti come ho fatto io.

Tu non crederai a quello che ti dico,

ma io soffro del non essere noi, 

senza dirlo a nessuno,

che nessuno vuole ascoltare un lamento sincero,

carne su carne, 

ricordi su ricordi. 

Un pezzo di te,

ti sei dimenticata,

mentre dipingevi con le dita sulla mia schiena, 

e il sole picchiava la città e il fiume, 

un pezzo di te. 

Un pezzo di cuore,

non te lo renderò,

lo voglio tenere.

Lo rimetterò al suo posto,

quando mi prenderò il resto

 

 

Punto

10 Lug

Un punto, hai messo un punto.

Ma prima le tue labbra, 

disegnavano parole senza far rumore. 

Dicevano, seguimi. 

Segui il discorso.

Vieni a Ovest. 

Segui le nuvole. 

E io in quell’Ovest, per un momento,

il tempo di labbra abbassate,

ho avuto la certezza di potermi perdere. 

Definitivamente. 

Ma come hai fatto? 

Ma come hai fatto, baby? 

Ma prima le tue mani,

lasciavano pensare,

spostavano pensieri,

tenevano le fila. 

Dicevano, dolcemente, 

resta, vieni.

Vieni e resta. 

E io, a starti dietro,

che non è facile, 

perchè conosci la strada, 

e cammini sola da troppo tempo,

per ricordarti di aspettarmi. 

Ma prima le tue gambe,

Dio mi prenda 

ma solo dopo averle baciate,

lasciavano capire.

Non c’è niente da capire,

guidando pensavo.

A me va bene anche questa città del cazzo, 

e le sue strade deserte, 

a me va bene tutto,

pensavo.

Fermati.

Aspettami

Le cose, mi spiegavano i tuoi occhi,

non vanno così.

E’ tutto qui.

E così, sono partito per andare a Est

del tuo Ovest. 

Le cose, mi spiegavano i tuoi sorrisi, 

non vanno così,

da queste parti, piccolo. 

Parti, in fretta, e non tornare. 

Leggi, piano, e non amare. 

Prova, almeno, a ricordare. 

Delicatissimo,

il tuo modo di appoggiare punti 

dove io dimentico di metterli. 

A Ovest,

nel centro dell’incrocio tra perdizione e infinito.

Nel mio Ovest.

Questo non dimenticarlo, baby. 

 

Probabilmente

20 Giu

Dannazione
ogni volta che rivedo
il tuo viso
mi sento così impotente
piccolo
insignificante.

E immagino,
di sentirmi ancora dentro te,
che chiudevi gli occhi quando
quando tutto cadeva
senza fare rumore.

Non credo che questo casino
sia servito.
A dirtelo tutta
non credo più a niente.

Ho provato,
in tutti i modi
a lasciarmi indietro
le tue indecisioni
le tue raccapriccianti decisioni,
mente la gente mi guardava.

C’è quella cosa nei tuoi occhi
che in nessun’altra anima
ho mai visto.

Dannazione
ho capito che non la troverò
da nessun’altra parte.

Mi basta saperlo
ha fatto male capirlo,
scivolano numeri,
ho passato un deserto di volti
una giungla di giudizi,
una montagna di dubbi.

Ho fatto quello che tu avresti fatto.

Pugni (chiusi)

10 Giu

Scardinando ovvie teorie che vedono ovvietà

irrisolte

schiantarsi contro l’ozio della mente e il fresco di un frigo vuoto, 

faccio avanti e indietro per la cucina,

ho paura di tutto, 

ho paura di quello che siamo stati,

perchè quando mi torna in mente, 

metti che sto dormendo con gli occhi chiusi 

mi tocca aprirli per recuperare il pensiero e il respiro.

E ti vedo nuda, 

ancora, 

non so come risolvere questa cosa. 

Sicuramente non mi fa bene,

anche il rotolare delle mie giornate verso un estate torridamente intollerante, 

non mi fa bene. 

Ma so come gestirlo. 

Chiudo i pugni,

cammino più velocemente,

aspetto segnali evidenti di possibili cambiamenti.

Mi piacerebbe le cose si mettessero a posto. 

Ma non vogliono, 

da sole.